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venerdì 12 dicembre 2014

L’UE: gigantessa economica un po’ vecchiotta e dalle tendenze politiche sadomasochiste?

© Photo: AP/Peter Endig

Ipse dixit. Occorre “contrastare l’affievolimento dei contatti tra le diverse articolazioni dei nostri due sistemi”, perché “uno dei principali punti di forza dell’Europa di oggi è rapporto tra Italia e Gemania”. Lo ha detto il Presidente della Repubbica, Giorgio Napolitano, parlando a Torino nel corso dell’Italian-German high level dialogues. Il presidente, riferisce l’Agi, ha dichiarato che “la priorità è il contrasto alla disoccupazione”. “Condividiamo che la priorità sia il contrasto alla disoccupazione, soprattutto a quella giovanile”. Il capo dello Stato ha difeso la scelta europea.

Ribadendo che “all’integrazione europea dobbiamo 70 anni di crescita”, Napolitano tuttavia ha riconosciuto: “Ma molte cose sono da migliorare”. “C’è stata dell’inadeguatezza a padroneggiare le implicazioni dell’Euro. Questa è stata responsabilità soprattutto di Italia e Germania, come Stati che hanno dato molto all’integrazione europea ha sottolineato Napolitano. E ancora: “Sono venuti diffondendosi vecchi e nuovi allarmanti focolai di tensione e conflitto e per fare la sua parte l”Europa deve attingere al suo passato”.

Ma davvero l’Italia e la Germania sono punti di forza dell’Unione Europea? E sotto quale ottica? Se, a dirla con le parole del leader leghista Salvini, “in Italia c’è il caos”. E aggiunge: “I nostri ragazzi sono costretti a scappare, in Italia chiudono 120 aziende al giorno anche sotto sua maestà Renzi”. “L’emergenza disoccupazione e immigrazione è un’emergenza nazionale. La priorità è far ripartire il lavoro”.

Tant’è vero che il 12 dicembre è una giornata dello sciopero generale di otto ore, accompagnata da oltre 50 manifestazioni lungo tutto il Paese. Cinquantaquattro per la precisione, divise a carattere regionale (10), provinciale (39) e interprovinciale (5), per chiedere, come si legge nella piattaforma sindacale, a Governo e Parlamento di «cambiare in meglio la legge sul lavoro e la legge di stabilità, rimettendo al centro il lavoro, le politiche industriali e dei settori produttivi fortemente in crisi, la difesa e il rilancio dei settori pubblici e e la creazione di nuova e buona occupazione». Tra i giovani ormai più del 40% sono senza lavoro.

Sarebbero dunque questi i “punti di forza dell’UE” accompagnate dalle urla di Beppe Grillo di far svolgere un referendum per uscire dall’euro.

Vi sono analisti in Italia che tendono ad asserire che la Germania di Merkel è un paese che viva di bluff.

Della polemica che monta con la Cancelliera Angela Merkel da una parte (e le sue interviste accusatorie) e la Francia e l’Italia dall’altra ho parlato con con Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG – Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista «Geopolitica»:

– Tiberio, condividi la diffusa asserzione che Berlino abbia “approfittato del nuovo sistema della moneta unica, che ha facilitato e non poco la sua economia”. E che gli italiani, che hanno “scelto di sottostare, pur sapendo che all’interno dell’unione stessa, sono una colonna portante. Almeno considerando quello che pagano e che non ricevono in cambio”. Se sei d’accordo, puoi citare un esempio concreto?

La Germania è il paese europeo che beneficia maggiormente della moneta unica. Non dimentichiamo che l’euro è sostanzialmente il marco. Ciò non deve meravigliare affatto, giacché la Repubblica tedesca è la vera locomotiva economica ed industriale dell’Europa continentale. È vero che paesi come l’Italia a fronte di quanto versano nelle casse della UE ricevono ben poco in cambio. A mio avviso dipende dalla debolezza strutturale di Roma, come peraltro anche , ad esempio, di Parigi e di Atene . Una debolezza sistemica che per l’Italia si caratterizza nella distruzione dello stato sociale e della consequente perdita di coesione sociale, cui si aggiunge la scarsa rilevanza in campo internazionale. In merito all’esempio sulla relazione tra la Germania e gli altri paesi dell’Unione, possiamo dire che la decisione politica sulle elargizioni dei fondi strutturali a paesi (come ad esempio la Spagna) per l’ammodernamento delle infrastrutture, è presa da Bruxelles ...ma anche da Berlino. Il fatto, per alcuni aspetti preoccupante e problematico, è che le industrie tedesche sembrano esserne le maggiori beneficiarie...L’Unione Europea soffre evidentemente di uno squilibrio.

– Le regole per il sistema bancario europeo, in teoria, dovrebbero essere uniformi. Cosa che a quanto pare per Berlino non è.... La Repubblica che cita come esempio proprio “i crediti ristrutturati giudicati che in Italia sono considerati ancora crediti deteriorati (quindi fattori negativi) mentre nel momento in cui si trovano a Berlino, cambiano natura e diventano tranquillamente come solvibili e quindi positivi. Anche i derivati (di cui le banche tedesche sono piene) sembrano essere trasformati in strumenti affidabili e credibili, mentre i crediti concessi, quelli che dovrebbero rilanciare l’economia, sono invece ricettacolo di ogni nequizia finanziaria”. Alla Germania, a quanto pare, piace vincere facile…

Sì, alla Germania piace vincere facile... Però dobbiamo anche evidenziare che chi invece detta legge per quanto riguarda gli aspetti finanziari dell’Unione Europea è la Gran Bretagna e il FMI. Negli ultimi tempi la finanziarizzazione dell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea è aumentata fno a diventare un vera e propria patologia che mina i sistemi produttivi dell’eurozona. L’Unione Europea non ha più una vera e propria politica finanziaria.

– Ci interessa la tua reazione alla recente dichiarazione del leader del Carroccio Salvini:

«La Merkel ha ragione quando dice che il governo Renzi non ha fatto un accidente. Che poi sia la Merkel a dovercelo dire, mi da ancora più fastidio. Si incontrano due torti, quello del governo Renzi, e quello dell’Europa. Perché la Merkel ha ripreso un giudizio della Commissione Europea. E se la Commissione cominciasse a farsi gli straffaracci suoi, sarebbe meglio per tutti. Detto questo è vero che il semestre italiano si chiude con il nulla, purtroppo. E non è neanche tutta colpa del governo, perché con questo sistema in Europa c’è poco da fare. Spero se ne sia accorto anche Renzi: ci converrebbe uscirne. Meglio rifondar l’Europa, su basi più omogenee. Perché l’Europa a 28 non ha senso». Tanto più che ancora in lizza «ci sono Albania e Turchia, figurarsi. Serve un’Europa più omogenea e rispettosa del lavoro. A Bruxelles ci sono dei delinquenti»?

Anche io penso che sia giunto il momento di rifondare l’Europa su basi politiche e non di mercato, o peggio ancora su regole dettate dalla finanza globale. I vari populismi che agitano la vita politica e le piazze dei paesi europei costituiscono una spia della quale le attuali leadership ancora stentano a comprenderne la portata politica e storica per il destino stesso della costruzione europea. Su un piano internazionale, il nuovo scenario multipolare che va vieppiù profilandosi su basi grancontinentali, ha bisogno di una nuova Europa coesa, sovrana, svincolata politicamente e militarmente dalle decisioni che vengono prese a Washington o nella City.

– Ancora in relazione alle sanzioni contro la Russia che saranno probabilmente rinnovate perché «l’aria che tira a Bruxelles, dice il leader del Carroccio, non è europea, ma arriva da Oltreoceano». «I maligni dicono che le sanzioni sono lo strumento per velocizzare la firma del TTIP» ossia l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. «Non vorrei che queste decisioni pesassero sulla testa dei nostri imprenditori»...

Le sanzioni contro la Russia si stanno sempre più rivelando un vero e proprio boomerang per l’economia europea. L’accordo di «libero» scambio tra Stati Uniti ed Europa, senza il correttivo del bilanciamento economico, commerciale ed industriale derivante da una stretta partnership tra paesi europei e la Russia e i maggiori paesi dell’Asia, si rivelerà una pericolosa gabbia sia per l’Unione Europea sia per i singoli paesi europei.

– E poi una stoccata ad opera di Salvini su South Stream, a cui Putin ha rinunciato di recente. «Mi spiace che qualcuno non ritenga più strategici investimenti come questo, qualcuno che sta in Italia e a Bruxelles ed evidentemente non a Mosca».

Il fallimento del South Stream è da imputare principalmente alla miopia di Bruxelles, alla incapacità politica dell’intera Unione Europea.

Insomma, vediamo che l’Unione Europea è palesеmente insicura, debole e, direi anche, masochista. C’è chi dice addirittura che gli italiani sono “i più masochisti del Vecchio Continente”. Non so se sia vero o no...

Intanto l’abbronzato presidente Obama ha espresso dubbi sulla necessità di introdurre nuove sanzione contro Mosca, precisando che queste potrebbero causare una frattura nei rapporti tra Washington e l’UE. Un noto giornalista tedesco e biografo della Cancelliera ha di recente scritto che “Obama e Merkel assomigliano piuttosto a due sicari che si trovano nella stessa camera. Non devono parlarsi tra di loro – entrambi sono silenziosi, entrambi sono killers”. Se due personaggi si piacciono reciprocamente, “si misurano”. Chiaro, no? E allora? Dopo il rapporto choc sulle torture CIA vanno etichettati come sadomasochisti? Un ossequio al marchese Donatien Alphonse François De Sade che moriva precisamente 200 anni fa.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

martedì 9 dicembre 2014

La "cachistocrazia europea” ed il "Gambit turco” di Putin

© Photo: South Stream Transport B.V.

La novita’ degli ultimi giorni (e dei giorni da venire) si ritrova alla voce gas che continua a tenere banco.

Il 9 dicembre e’ una data segnata in rosso nell’agenda di ogni osservatore attento. La giornata e’ dedicata alla riunione che vedra’ la partecipazione dei ministri dell’Energia dei paesi attraverso il cui territorio doveva passare “South Stream”. Doveva prima che Mosca, per bocca del presidente Putin nell’incontro del 1 dicembre con l’omologo turco Erdogan, abbia archiviato il megaprogetto di ampio respiro lanciato nel 2006 con un accordo tra il colosso Gazprom e l’ENI. Tant’e vero che la Russia non prendera’ parte alla conferenza EU, non essendovi le condizioni per il rilancio del piano.

Ignorando questa svolta fondamentale, alla vigilia del raduno il premier bulgaro Borisov ha detto di sperare che saranno risolti i problemi relativi alla conformita’ del progetto alle norme del terzo pacchetto energia EU, secondo il quale le società per la fornitura del gas non possono possedere il gasdotto. Ma con questa disposizione non ci sta la Russia assieme al suo colosso energetico "Gazprom". Stufo di vedere gli incessanti tentarivi dell’UE di ridefinire e di riscrivere gli accordi gia’ firmati, il gruppo russo ha deciso di cambiare completamente la sua strategia: "Se l'acquirente non vuole che gli porti il prodotto a casa, allora evidentemente dovrà vestirsi e recarsi di persona al negozio. E d'inverno dovrà vestirsi più pesante", ha dichiarato Aleksey Miller, numero uno di Gazprom, in un'intervista al canale tv "Rossiya 1".

«Gazprom” e’ gia in fase di istituzione di una compagnia (“Gazprom Russkaja”) per convogliare il gas russo verso la Turchia.

La decisione russa ha scatenato un vero e proprio putiferio in Europa. Al tal punto che la lady Pesc Mogherini con altri due commissari si sono recati precipitevolissimevolmente ad Ankara al fine di rafforzare le pressioni sul governo turco, di ottenere la sua adesione alle sanzioni occidentali e di convincere i turchi di non occupare le ex- nicchie europee sul mercato russo di generi alimentari. E con questo? Tutti quanti hanno ricordato il famoso detto scherzoso: «L’Ucraina diventera’ paese membro dell’UE subito dopo la Turchia, e la Turchia non lo diverra’ mai”.

Come aveva detto in precedenza Miller in un’intervista TV, la cancellazione del piano di South Stream ad opera dell’UE” ha semplicemente regalato alla Turchia il rubinetto del gas russo, mentre la Russia ha avuto un nuvo partner strategico in questo business.” La Turchia, anziche’ la Bulgaria, sta diventando nel Sud una centrale chiave di distribuzione (50 miliardi di metri cubi), come lo e’ la Germania nel Nord europeo. E come e’ stata a tutt’oggi l’Ucraina al Centro dell’Europa. Ma ora il suo ruolo di paese di transito sta per ridursi allo zero e Mosca provvedra’ di fornire a Kiev solo i volumi di metano sufficienti per il consumo interno.

Mentre l’Europa gioca alle “sanzioni” con la Federazione Russa”, osservano gli analisti italiani, “le continue tensioni internazionali non implicano solo un problema d’approvvigionamente energetico (la dipendenza dellUE da un’importazione di energia superiore al 50%) ma comportano un problema per tutto il “sistema delle aziende made in Italy che operano nell’offshore e nell’esplorazione.

Sui possibili risvolti della situazione venutasi a creare ho parlato con il dott. Tiberio Graziani, Presidente dell'IsAG - Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista "Geopolitica":

- Tiberio, quale significato attribuisci allo stop di Mosca al progetto South Stream e al gambit turco di Putin? La sua nuova mossa sullo scacchiere internazionale quali cambiamenti geopolitici ha messo in atto?

Lo stop di Mosca al progetto South Stream , a mio avviso, è connesso a due fattori diversi. Il primo rientra nella dialettica emersa tra la Mosca e Bruxelles a causa della questione ucraina e delle sanzioni"occidentali". Si tratta di una risposta forte da parte del Cremilino ai Paesi mebri dell'Unione Europea. Il secondo fattore è invece direttamente collegato al lievitare dei costi del progetto a causa delle indecisioni degli europei.»

Interrompiamo per un attimo l’intervista per focalizzare la vostra attenzione sulle conseguenze dello scontro UE-Russia in atto per l’Italia e l’Europa in generale.

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di “suicidio assistito’ lo abbiano ripetuto più volte molti analisti. “Ma più il tempo passa e più, annota Il Giornale, si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia”.

“I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese.

La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari.

Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato, - prosegue il Giornale, che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori».

Proseguiamo con l’intervista al presidente Graziani:

L'accordo tra la Russia e la Turchia sul transito del gas potrebbe "sfidare l'impero anglo-americano e, in ultima analisi, distruggerlo", scrive sulle pagine OpEdNews il columnist Rick Staggenborg. Lo condividi?

Non credo che sia intenzione del Cremlino sfidare "impero anglo-americano". Il presidente Putin, nel sostenere con coerenza e vigore le ragioni della Russia, ha sempre affermato la sua apertura a mantenere canali aperti con l' "Occidente". Putin lo ha anche ribadito nell'ultimo discorso della scorsa settimana. Tra l'altro c' è da dire che "sfidare l'impero anglo-americano" metterebbe la Russia in una posizione di debolezza poiché accetterebbe le regole di un gioco dettate proprio dagli USA e da Bruxelles.

L'accordo tra Ankara e Mosca potrebbe costituire un elemento importante per la ri-definizione di alcune alleanze nel quadrante del vicino e medio oriente, sia sul versante geostrategico (Siria) sia su quello geoeconomico (risorse energetiche).

- E’ giusta l’asserzione che nell’attuale conflitto tra l’Occidente e Mosca Putin e la Russia si presentino nei panni di leader dell’Internazionale Conservatice? Ha ragione Putin quando nel suo recente messaggio alla nazione dice che "Molti paesi europei hanno da tempo dimenticato che cos’e’ l'orgoglio nazionale e la sovranità nazionale per loro e’ il lusso che non possono permettersi."

Non ritengo utile all'analisi ed alla discussione dello stato attuale la dialettica conservazione/progresso. La ritengo fuorviante. Sul piano geopolitico, mi sembra che sia molto più " progressista ", cioè aperto ai nuovi trend multipolaristi la posizione del cosiddetto "conservatore" Putin che quella degli altri leader "occidentali", tesi a "conservare" l'obsoleto sistema unipolare a guida statunitense. Condivido pienamnete il giudizio di Putin riguardo alla perdità di identità dei Paesi europei. I paesi europei hanno progressivamente perso, a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, sia l'orgoglio nazionale, sia il concetto stesso di sovranità ed interesse nazionale. Da qui la loro debolezza culturale e psicologica nei confronto dell'alleato egemone d'Oltreatlantico, e dunque l'asservimento alle politiche di Washington ed alle iniziative del Pentagono.

Tra le nuove parole entrate nei vocabolari italiani c’e’ “cachistocrazia”, cioe’ “il governo dei peggiori”: deriva dal greco kakos, cattivo, o kakistos, peggiore ed il contrario di “aristocrazia” o della parola forse piu’ appropriata oggi “meritocrazia”.

Pare che il problema fondamentale sia questo: ma ce la fara’ la cachistocrazia occidentale ad imparare a trattare alla pari con la Russia, la Turchia ed altri paesi sovrani? Si’ o no? La domanda ora resta aperta. Ma i Russi sanno aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo e non si arrendono mai. Il Gambit turco di Putin ne e’ un’ultima conferma. Ce ne vogliono proprio altre?

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

giovedì 4 dicembre 2014

Io, russo vittima delle sanzioni. Ma a rimetterci sarà l'Italia

Arkadij Rotenberg, il magnate i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili: "Già rimpiazzati i vostri fornitori"

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di suicidio assistito lo abbiamo ripetuto più volte. Ma più il tempo passa e più si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia.

I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese. La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari. Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori». Il magnate russo, i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili, dai media allo sport, ha ammesso però di trovarsi di fronte a qualche difficoltà: «Ma siamo pronti ad affrontarle e conosciamo la strada per far crescere le nostre aziende in queste circostanze. Malgrado questo, sono ricorso alla Corte di giustizia europea contro le immotivate limitazioni alla mia persona». L'intento di Rotenberg è scoprire in base a quali conclusioni sia giunta Bruxelles per inserirlo nella black list . «Dopo aver analizzato la situazione, abbiamo scoperto che le principali fonti dell'Unione europea sono state reperite su internet - ha rivelato - Sono segnalate alcune compagnie con le quali non ho alcun rapporto. Credo che l'iter legale sarà lungo, ma nutro speranze».

Rotenberg ha accusato l'Europa di aver violato i suoi diritti decidendo di applicare le sanzioni contro la sua persona. Per questo è convinto che il futuro gli darà ragione. Mi attendo la vittoria morale - ha detto -. Ma se anche avvenisse con un risarcimento, non direi di no. Una cosa è dire siamo spiacenti di averla danneggiata per due o tre anni e un'altra cosa è pagare per il danno. Se la Corte deciderà un risarcimento, spenderò il denaro per un grande progetto in Russia». Rotenberg non ha risparmiato qualche frecciata al nostro Paese, che ha applicato con estremo zelo le direttive di Bruxelles. «Nessun tribunale italiano finora ha stabilito che debba ritirarmi dalle mie attività in Italia. È il cosiddetto blocco amministrativo. Che significa? Per esempio, non posso portare a termine l'acquisto di due immobili perché m'impediscono i trasferimenti bancari con l'Italia. Io dico: prendete i miei soldi, sono qui. Le autorità italiane rispondono: no, non possiamo per via delle sanzioni. Hanno creato loro stessi questa situazione e adesso non sanno che fare».

Quella di Rotenberg è una situazione comune a decine d'imprenditori russi, costretti a bloccare acquisti e vendite con le aziende italiane. In alcuni casi si sfiora addirittura il paradosso: le imprese russe che non pagano i fornitori italiani, già in difficoltà per incassare i propri crediti su altri mercati. Sia chiaro, i russi in questo caso non hanno colpe. Se glielo chiedi ti rispondono semplicemente: sono le sanzioni, bellezza.

Riccardo Pelliccetti - il Giornale

martedì 2 dicembre 2014

Russia-UE, scenari per un nuovo sviluppo taciuti dalla CNN e Bloomberg

© Collage: La Voce della Russia

Solo grazie ad eventi del genere il pubblico viene a sapere varie informazioni davvero importanti che vengono taciuti dalla CNN e da Bloomberg.

Come riferiscono i media italiani, La Russia, tra paure e opportunità, è sempre più al centro del dibattito economico internazionale. E in un momento molto delicato di confronto politico tra Occidente e Mosca, esponenti di spicco della Finanza russa a fine novembre sono arrivati a Milano per la quarta edizione del Forum Italia-Russia che dopo aver preso il via giovedil 27 novembre all'Università Bocconi si e’ concluso venerdi’ 28 novembre al Palazzo Vecchio di Firenze.

"Scenari per un nuovo sviluppo", questo il titolo scelto da CreSV, Centro Ricerche su Sostenibilità e Valore dell'Università Bocconi, e General Invest, che hanno organizzato l'evento con la collaborazione della Borsa di Mosca. Un evento di assoluta attualità, con la presenza di alcuni consiglieri del Cremlino, dopo che la Russia ha perso 32 miliardi di euro a causa delle sanzioni occidentali conseguenti alla crisi ucraina, secondo il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. E più del doppio "90- 100 miliardi di dollari l'anno" a causa dei down del barile.

Alla Bocconi sono stati presenti, tra gli altri, Alberto Bombassei, presidente Brembo; Matteo Marzotto, presidente della Fiera di Vicenza; Luigi Scordamaglia, Ceo Inalca; il banchiere italiano Vincenzo Trani.

Ci sono stati anche eroi dello sport come il judoka Ezio Gamba, oro olimpico e fortunatissimo allenatore della nazionale russa di judo, sport preferito da Vladimir Putin.

E poi nomi non particolarmente noti in Italia, ma veri registi della finanza di Mosca: tra loro Andrey Nikitin, sulle barricate per quello che riguarda gli investimenti pubblici ed esperto conoscitore del mercato locale (siede nel Consiglio presso il presidente russo Vladimir Putin per la modernizzazione e anche in quello per le riforme); Aleksey Kanunnikov executive di "Modernizzazione Innovazione Sviluppo" (MIR), un fondo che si occupa delle piccole e medie imprese e dei loro investimenti, che appartiene al 100% allo stato russo attraverso l'agenzia per gli investimenti strategici e che seleziona i progetti più interessanti, sostenendoli.

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di analizzare e discutere i risultati di una ricerca condotta dal CReSV sulle opportunità di crescita offerte dal mercato russo e sugli effetti per le imprese italiane derivanti dalle recenti vicende di politica internazionale. La ricerca, alla sua seconda edizione, vuole evidenziare i più recenti trend rispetto ai valori dell'anno passato e vuole mettere in luce i possibili scenari configurabili, anche alla luce degli attuali sviluppi sullo scacchiere internazionale.

A giudicare dagli interventi dei partecipanti al Forum, gli uomini d'affari provenienti dall'UE non sono più disposti a restare in silenzio e hanno intenzione di chiedere alle autorità di trovare con urgenza un modo di risolvere i problemi inerenti alle sanzioni dell'Occidente e le contromisure russe. Per gli effetti della folle poltica sanzionatoria essi stanno perdendo miliardi di euro, e questo è solo l'inizio - dicono gli imprenditori.

Parlando degli scenari Italia - Russia, il Vice Presidente ISPI e Università Bocconi, Carlo Secchi ha ricordato ai convenuti che i nostri due Paesi sono legati dai vincoli di amicizia e collaborazione che affondono le loro radici nei secoli.

Sempre, anche nei momenti più difficili, i governanti d’ Italia e di Russia, si sono adoperati per trovare un consenso. Secchi ha chiamato le autorita’ di oggi a fare lo stesso.

"L'Europa deve ora assumersi il ruolo di pacificatore. È necessario conciliare tutti, conciliare gli Stati Uniti e la Russia e controllare le emozioni. Se non ci incamminiamo sulla strada della pace, saremo tutti rovinati", - ha riassunto Secchi.

Uno degli obiettivi del Forum consiste nell’attirare nuovi investitori italiani in Russia.

Il Direttore generale dell'Agenzia per le iniziative strategiche, Andrey Nikitin ha detto che la Russia è pronta a sviluppare la cooperazione in questo settore.

"Da parte sua, la Russia promette agli investitori di non mettere in atto alcuna modifica fiscale per le imprese nei prossimi 3-5 anni, a prescindere da quello che possa accadere nel paese," – Nikitin ha detto.

A tirare le somme del Forum e’ stato il Presidente General Invest Holding, Vincenzo Trani che si e’ presentato anche in veste di vice presidente della Camera di commercio Italo-Russa (CCIR).

Quest'anno, il suo gruppo ha investito in Russia un miliardo di euro, e in 2015 prevede di aumentare questo importo del 10-20 per cento.

Trani si e’ detto certo che il calo dei prezzi del petrolio che, a suo parere, e’ di carattere palesamente speculativo, non avra’ effetti devastanti sull’economia russa, dato che “la Russia e’ un paese molto forte".

E gli uomini d’affari europei che cosa ne pensano delle sanzioni?

Gli operatori economici sono stanchi delle sanzioni. Gli imprenditori vedono in Russia non solo un mercato importante di sbocco per la loro produzione, ma anche potenzialita’ importanti per collaborazioni industriali. Non stiamo parlando delle imprese medie e piccole e ma dei grandi operatori economici. E 'tempo di tornare alla politica reale. I politici devono ricordare che i loro stipendi e le spese pubbliche sono a carico del business. E se il business è insoddisfatto della situazione politica tra i due paesi, cio’ non può durare a lungo.

Come pensa, gli uomini d’affari italiani eserciteranno pressioni sul governo in modo che esso, dal canto suo, possa fare pressioni su Bruxelles?

Essi si’ che si daranno da fare. Non e’ casuale che abbiamo organizzato il Forum a Milano. Il nostro obiettivo e’ di far vedere che delle sanzioni soffrono non solo una, due compagnie, ma soffrono tutti quanti. Nella situazione venutasi a creare i forum del genere devono svolgersi non una volta l’anno, ma una volta alla settimana, affinche’ non riusciamo a risolvere il problema delle sanzioni. Grazie agli eventi del genere il pubblico viene a sapere le informazioni reali, non quelle diffuse dalla CNN e Bloomberg.

Quali cifre possiamo ora citare?

Secondo i nostri dati, la perdita netta delle imprese italiane dalle contromisure russe nel 2014 ha raggiunto quote di 20 o anche 22 miliardi di euro.

Questo e’ un dato complesso. E’ da tener presente che nell’arco di due anni e mezzo 2,5 mila italiani hanno perso il lavoro per l’effetto delle sanzioni. Ora sbarcano il lunario grazie agli aiuti economci che non sono a pioggia.

Le relazioni con la Russia sono molto importanti per l'Italia. Noi non vediamo l'ulteriore sviluppo del paese senza le nostre esportazioni verso la Russia. Tutti gli uomini d'affari che sono stati al Forum sono concordi nel chiedere alle autorita’: basta scherzare con la politica!

Ben detto! Ma oggi, purtroppo, tra il dire e il fare di mezzo l’oceano Atlantico, non il mare. Ci e’ appena giunta una notizia preoccupante per l’ Europa: il progetto South Stream e’ ‘finito”. Lo ha detto l’ad di Gazprom Alexei Miller, in una conferenza a Mosca. La dichiarazione viene dopo le parole di Putin che ha citato “ostacoli” al progetto da parte dell’UE. Putin aveva detto che la posizione dell’UE sul gasdotto South Stream “non e’ costruttiva.” Lo ha detto durante una conferenza stampa ad Ankara. Il presidente russo aveva anticipato che Mosca potrebbe decidere di “riorientare le forniture di gas”. Putin ha riconosciuto che non e’ possibile andare avanti con il progetto del gasdotto a causa dell’opposizione della Bulgaria.

Cosa ne consegue? Che l’Italia e l’Europa in generale resteranno senza forniture aggiuntive dell’oro blu russo (67 miliardi di metri cubi l’anno), diminuendo ad arte la loro concorrenzialita’ rispetto agli USA. Gli scherzi dei politici con il fuoco dunque continuano... Mettendo a repentaglio il futuro delle relazioni tra Russia e Europa.

Ahime’, e’ sempre facilissimo trasformare le marionette in impiccati, perche’ vi sono gia’ le corde sotto mano.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia