Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post

mercoledì 6 maggio 2015

GIM Unimpresa: sanzioni, controsanzioni... E poi?

© Costante Marengo

NON SOLO SANZIONI

Le sanzioni applicate dall’Occidente alla Russia e le conseguenti controsanzioni hanno fortemente condizionato lo sviluppo delle attività economiche tra i nostri Paesi e hanno provocato una serie di ripercussioni sia sul piano politico che su quello della psicologia del consumatore russo e più in generale degli operatori economici di questo Paese. Emergono significativi elementi di sciovinismo che spesso degenerano in un falso mito di autarchia produttiva del popolo russo. I dati del calo delle nostre esportazioni in quasi tutti i settori e non solo in quelli controsanzionati, sono particolarmente preoccupanti. Si avvertono timidi segnali di ripresa, soprattutto per le grandi commesse per infrastrutture e nel settore delle macchine utensili, ma il quadro generale appare ancora molto precario e negativo.

Tuttavia, non possiamo nascondere il fatto che non solo le sanzioni sono la causa di questa congiuntura economica che investe la Russia. Sono presenti elementi di debolezza del sistema economico di questo Paese, che non erano emersi in precedenza solo per effetto degli elevati introiti derivanti da gas, petrolio e materie prime in generale. Il sistema economico russo è, di fatto, ancora fortemente deindustrializzato e necessita di grandi iniziative industriali soprattutto nel campo manifatturiero per potersi liberare dal condizionamento delle fonti energetiche.

© Mark Bernardini

Proprio partendo da queste premesse ci sentiamo di affermare che, pur auspicando un rapido superamento del regime delle sanzioni, dobbiamo abbandonare gli atteggiamenti vittimistici e rimboccarci le maniche partendo dalla realtà e dalle necessita di questo Paese.

LE INIZIATIVE DEL GOVERNO RUSSO

Il piano elaborato dal governo russo per la fuoriuscita dalla crisi, insieme a tanti slogan che probabilmente resteranno tali, contiene una serie di linee guida importanti per la nostra Economia e per le nostre aziende. Alcune di queste linee hanno già prodotto iniziative concrete quali la creazione e l’avvio della Unione Economica Euro Asiatica di libero scambio, che allarga di fatto i confini del mercato russo ad altri Paesi ex CSI e coinvolge più di 250 milioni di potenziali consumatori. In secondo luogo, si sta procedendo al sostegno di quelle aziende che intendono produrre merci e beni attualmente importati (Импортзамещение). Chiaramente nessuno si deve illudere sulle reali possibilità che questo processo avvenga in tempi brevi e che possa effettivamente portare ad una generale autosufficienza del Paese in tutti i settori. Eppure il processo è avviato ed è prevedibile che pur lentamente venga realizzato. Sicuramente i fattori che rendono l’impresa ardua sono tanti, a partire dal livello di cultura imprenditoriale, ancora segnata dalle regole del vecchio regime, per arrivare alle insufficienti e vecchie infrastrutture per finire al gigantismo delle attività economiche esistenti, con una sostanziale assenza di piccole e medie industrie. Proprio in questi giorni è stata annunciata la nascita della Agenzia Federale per le PMI, alla quale anche noi come GIM saremo chiamati a dare il nostro contributo di esperienza e di proposte. E’ in fase di revisione il complesso normativo che regola le Zone Economiche Speciali e i Parchi Industriali (il vice presidente Torrembini è stato nominato, in qualità di esperto, nella apposita Commissione dell’Unione Euroasiatica). Nelle prossime settimane partirà finalmente il Corridoio Verde Doganale tra i nostri Paesi, che faciliterà notevolmente le procedure per il passaggio delle merci. Auspichiamo che le verifiche attualmente in corso da parte della Agenzia delle Dogane italiana, sulla rispondenza di queste procedure alle regole europee, si possa concludere in fretta e si possa davvero avviare questa iniziativa fortemente voluta da noi e caparbiamente seguita dalla nostra ambasciata. Parallelamente sono in corso iniziative di carattere sia pubblico che privato per l’allestimento di più efficienti infrastrutture logistiche nei nostri Paesi (Verona, Mosca).

© Vera Spina

IL CREDITO

Sul piano del credito, la situazione appare ancora problematica, nonostante alcuni segnali positivi quale l’abbassamento del tasso di sconto al 12,5 % deciso dalla Banca Centrale il 30 aprile scorso. Di fatto il sistema bancario russo non è ancora in grado di sostenere politiche creditizie a lungo termine, dovendo come nel passato accedere ai mercati finanziari internazionali, eppure anche in questo settore qualche segnale inizia ad arrivare. In sede di Commissione per lo Sviluppo Economico della Duma, il GIM ha lanciato la proposta della istituzione di un Fondo di Investimento Italo-Russo, con capitali pubblici e privati per il finanziamento di progetti delle PMI (al di sotto dei 5 milioni di €). Questo progetto viene seguito dal nostro collega Ferdinando Pelazzo. La SACE ha messo a disposizione degli operatori italiani una serie di nuovi prodotti assicurativi particolarmente interessanti e semplici per il credito all’export. Faremo di tutto per renderli maggiormente conosciuti. Così come andranno adeguatamente reclamizzati i fondi di investimento che già operano tra le nostre banche e quelle russe.

© Costante Marengo

LE NOSTRE INIZIATIVE

Come si diceva, occorre rimboccarsi le maniche. Lo dobbiamo fare puntando agli investimenti nei settori dove abbiamo forti competenze e capacità oltre che la necessità di non perdere questi mercati. Lo dobbiamo fare perché il nostro tessuto produttivo, oltre a essere complementare con quello russo, presenta esperienze e caratteristiche fondamentali per le linee di politica economica e industriale di cui ha bisogno la Russia:

  • INFRASTRUTTURE E GRANDI OPERE (considerando anche l’indotto che portano con se). In questo quadro, notevole è stato il contributo della nostra ambasciata, che ci sentiamo di dover sostenere con grande convinzione coinvolgendo sempre nuove Aziende e progetti.
  • © Mark Bernardini
  • FARMACEUTICA, PRODOTTI E ATTREZZATURE MEDICALI. Da sottolineare la presenza di numerose aziende italiane del settore che potranno giocare un grosso ruolo per la modernizzazione dell’industria russa. La nostra presidente, Maria Luisa Barone, seguirà direttamente il gruppo di lavoro “Life Science”, dove il GIM si farà carico di fare da trait d’union con le autorità russe per l’implementazione di progetti sia diretti che in joint venture. Da segnalare la prossima inaugurazione a Mosca e quello successivo a Stavropol del primo policlinico privato italiano in Russia (da parte della GVM) Da segnalare inoltre l’imminente avvio di uno stabilimento per la produzione e l’assemblaggio di apparecchiature medicali da parte di una nostra cooperativa, leader europeo di quel settore.
  • © Vera Spina
  • AGROINDUSTRIA. Accanto alle nostre grandi aziende già presenti, si stanno sviluppando una serie di iniziative, che vanno dallo sviluppo del settore della serricoltura, a quello della trasformazione dei prodotti agricoli per arrivare ai macchinari agricoli e alle attrezzature del food che richiedono ormai una localizzazione di molte produzioni. Abbiamo previsto una iniziativa di confronto con le nostre aziende già presenti ed il nuovo ministro dell’agricoltura che dovrebbe tenersi entro ottobre.
  • © Costante Marengo
  • MACCHINE UTENSILI E COMPONENTISTICA INDUSTRIALE. Si tratta del settore dove le nostre esportazioni raggiungono il 63% del totale e dove notevoli sono stati gli sforzi dell’ICE per il sostegno delle attività sia promozionali che di supporto. Vale la pena ricordare l’accordo per la formazione tecnica tra l’università Stankin e la nostra UCIMU. In questo settore molte sono le Aziende che potranno e dovranno localizzare parte della loro produzione, naturalmente mettiamo a loro disposizione le nostre conoscenze, le esperienze e la conoscenza del territorio.
  • © Mark Bernardini
  • ITALIAN LIFE STYLE. Il nostro Made in Italy è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica attuale. Oltre alle aziende che facevano affari senza una adeguata struttura commerciale in Russia, sono stati molto colpiti anche coloro che invece avevano da tempo costituito le loro basi organizzative nel Paese. Oltre ad attendere nuovi e positivi segnali sul piano delle capacità di acquisto dei consumatori russi, andranno intensificate tutte le iniziative di sostegno della nostra immagine, promozionali, e altre che ci possono consentire di accrescere la popolarità delle nostre produzioni. Andranno inoltre sostenute le attività consortili tese alla apertura di gallerie e centri italiani nelle varie regioni russe. In questo settore è nostra intenzione organizzare insieme alle istituzioni italiane un tavolo di confronto con tutte le aziende già presenti e quelle che si affacciano sul mercato.
© Costante Marengo

Per necessità di sintesi non citiamo altri ed importanti settori sui quali comunque siamo impegnati a dare il nostro sostegno e la nostra esperienza. Vogliamo comunque sottolineare la particolare criticità manifestatasi nel settore turistico, che priva il nostro Paese di importanti fonti di introiti (si consideri che il turismo russo in Italia porta all’incirca 1,2 miliardi di €). Abbiamo particolarmente apprezzato l’iniziativa del nostro Ministero degli Esteri che è riuscito a far posticipare in sede Schengen l’applicazione della normativa sui dati dattiloscopici per il rilascio dei visti alla fine di ottobre, ci chiediamo comunque se non sia il caso di fare una seconda “battaglia” per posticipare ulteriormente questa incombenza che rischia ancor più di limitare l’afflusso turistico soprattutto nel nostro Paese e nel sud dell’Europa.

© Mark Bernardini

Se dovessimo sintetizzare questa parte delle nostre proposte e considerazioni, dovremmo dire:

"CARI COLLEGHI IMPRENDITORI ITALIANI, QUESTO E’ IL MOMENTO DI INVESTIRE E DI CONQUISTARE NUOVI SPAZI E NUOVE QUOTE DI MERCATO. LA RUSSIA E’ DESTINATA A RIPRENDERE IL SUO CAMMINO DI CRESCITA, NON POSSIAMO PERMETTERCI DI PERDERE ANCHE QUESTO TRENO"

© Costante Marengo
20 ANNI DI GIM

Quando la nostra presidente Luisa Barone, insieme ad altri 14 colleghi, fondavano il GIM presso la nostra ambasciata a Mosca (ambasciatore Federico Di Roberto), era il 1995, sono passati vent’anni, ed oggi, pur passando tra diverse traversie, siamo più di 140. Fu proprio nei momenti di crisi che la nostra forza aumentò, e speriamo che la stessa cosa possa accadere anche oggi. Ma non sono aumentati solo gli iscritti: sono aumentate le nostre aziende che hanno attività produttive in Russia.

Siamo passati da zero stabilimenti a circa 80, con 50.000 addetti e un fatturato di più di 5 miliardi di €. Abbiamo grandi aziende (particolari complimenti a ENEL, che rafforza la propria presenza in Russia), ma ne abbiamo tante piccole e medie, che sono per noi e per i nostri colleghi russi esempi di grande coraggio e capacità imprenditoriale (esempio di Sest–Luve e altre). Di fatto, abbiamo cambiato pelle, e ci stiamo adeguando alle trasformazioni dei mercati sempre più globali. La nostra comunità di affari ha una sua identità, che è profondamente legata al Paese dove si trova a operare e alle eccezionali persone che ne fanno parte. Proprio per questo non vogliamo cambiare la nostra identità e la nostra autonomia, in quanto rappresentano una qualità imprescindibile per chi vuole fare internazionalizzazione e far crescere le nostre aziende. Allo stesso modo siamo però a disposizione con forte spirito collaborativo con chi condivide questi principi. Dobbiamo sottolineare la splendida collaborazione che abbiamo avuto e che continuiamo ad avere con le nostre istituzioni (ambasciata, ICE) e con i nostri colleghi della Camera di Commercio Italo-Russa, con i quali condividiamo un progetto di sempre maggiore collaborazione. Sono diversi i servizi che siamo in grado di fornire ai nostri associati, voglio solo ricordare gli ultimi seminari con le dogane russe, con la ФНС e con i nostri studi legali. Altri, nuovi, sono in fase di avvio (sito e applicazioni per smartphone), ma soprattutto vogliamo guardare sempre più in concreto alle necessità delle nostre aziende (altri seminari e gruppi di lavoro sono in preparazione) e anche alle novità di cui si accennava in premessa.

© Mark Bernardini
È stata formata una nuova filiale per il nord-ovest a Pietroburgo, un’altra verrà avviata a fine giugno nel sud della Russia a Stavropol’ o Krasnodar.

Stiamo costituendo un coordinamento delle nostre aziende presenti nell’Unione Economica Euroasiatica (Russia Bianca, Kazachstan, Chirghisia e Armenia), e abbiamo sottoscritto un accordo di collaborazione con la fondazione “Conoscere Eurasia” per le iniziative da questa promosse sia in Russia che in Italia. Abbiamo inoltre un forte rapporto di collaborazione che andrà ulteriormente allargato con i nostri consolati onorari e con le filiali delle nostre banche (Banca Intesa e Unicredit).

© Costante Marengo
© Costante Marengo
Rassegna stampa:

Nella Russia delle sanzioni, il business italiano non demorde (Askanews, 6 maggio 2015)

La conferenza stampa completa (con domande e risposte), a cura di Marc Innaro

martedì 9 dicembre 2014

La "cachistocrazia europea” ed il "Gambit turco” di Putin

© Photo: South Stream Transport B.V.

La novita’ degli ultimi giorni (e dei giorni da venire) si ritrova alla voce gas che continua a tenere banco.

Il 9 dicembre e’ una data segnata in rosso nell’agenda di ogni osservatore attento. La giornata e’ dedicata alla riunione che vedra’ la partecipazione dei ministri dell’Energia dei paesi attraverso il cui territorio doveva passare “South Stream”. Doveva prima che Mosca, per bocca del presidente Putin nell’incontro del 1 dicembre con l’omologo turco Erdogan, abbia archiviato il megaprogetto di ampio respiro lanciato nel 2006 con un accordo tra il colosso Gazprom e l’ENI. Tant’e vero che la Russia non prendera’ parte alla conferenza EU, non essendovi le condizioni per il rilancio del piano.

Ignorando questa svolta fondamentale, alla vigilia del raduno il premier bulgaro Borisov ha detto di sperare che saranno risolti i problemi relativi alla conformita’ del progetto alle norme del terzo pacchetto energia EU, secondo il quale le società per la fornitura del gas non possono possedere il gasdotto. Ma con questa disposizione non ci sta la Russia assieme al suo colosso energetico "Gazprom". Stufo di vedere gli incessanti tentarivi dell’UE di ridefinire e di riscrivere gli accordi gia’ firmati, il gruppo russo ha deciso di cambiare completamente la sua strategia: "Se l'acquirente non vuole che gli porti il prodotto a casa, allora evidentemente dovrà vestirsi e recarsi di persona al negozio. E d'inverno dovrà vestirsi più pesante", ha dichiarato Aleksey Miller, numero uno di Gazprom, in un'intervista al canale tv "Rossiya 1".

«Gazprom” e’ gia in fase di istituzione di una compagnia (“Gazprom Russkaja”) per convogliare il gas russo verso la Turchia.

La decisione russa ha scatenato un vero e proprio putiferio in Europa. Al tal punto che la lady Pesc Mogherini con altri due commissari si sono recati precipitevolissimevolmente ad Ankara al fine di rafforzare le pressioni sul governo turco, di ottenere la sua adesione alle sanzioni occidentali e di convincere i turchi di non occupare le ex- nicchie europee sul mercato russo di generi alimentari. E con questo? Tutti quanti hanno ricordato il famoso detto scherzoso: «L’Ucraina diventera’ paese membro dell’UE subito dopo la Turchia, e la Turchia non lo diverra’ mai”.

Come aveva detto in precedenza Miller in un’intervista TV, la cancellazione del piano di South Stream ad opera dell’UE” ha semplicemente regalato alla Turchia il rubinetto del gas russo, mentre la Russia ha avuto un nuvo partner strategico in questo business.” La Turchia, anziche’ la Bulgaria, sta diventando nel Sud una centrale chiave di distribuzione (50 miliardi di metri cubi), come lo e’ la Germania nel Nord europeo. E come e’ stata a tutt’oggi l’Ucraina al Centro dell’Europa. Ma ora il suo ruolo di paese di transito sta per ridursi allo zero e Mosca provvedra’ di fornire a Kiev solo i volumi di metano sufficienti per il consumo interno.

Mentre l’Europa gioca alle “sanzioni” con la Federazione Russa”, osservano gli analisti italiani, “le continue tensioni internazionali non implicano solo un problema d’approvvigionamente energetico (la dipendenza dellUE da un’importazione di energia superiore al 50%) ma comportano un problema per tutto il “sistema delle aziende made in Italy che operano nell’offshore e nell’esplorazione.

Sui possibili risvolti della situazione venutasi a creare ho parlato con il dott. Tiberio Graziani, Presidente dell'IsAG - Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista "Geopolitica":

- Tiberio, quale significato attribuisci allo stop di Mosca al progetto South Stream e al gambit turco di Putin? La sua nuova mossa sullo scacchiere internazionale quali cambiamenti geopolitici ha messo in atto?

Lo stop di Mosca al progetto South Stream , a mio avviso, è connesso a due fattori diversi. Il primo rientra nella dialettica emersa tra la Mosca e Bruxelles a causa della questione ucraina e delle sanzioni"occidentali". Si tratta di una risposta forte da parte del Cremilino ai Paesi mebri dell'Unione Europea. Il secondo fattore è invece direttamente collegato al lievitare dei costi del progetto a causa delle indecisioni degli europei.»

Interrompiamo per un attimo l’intervista per focalizzare la vostra attenzione sulle conseguenze dello scontro UE-Russia in atto per l’Italia e l’Europa in generale.

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di “suicidio assistito’ lo abbiano ripetuto più volte molti analisti. “Ma più il tempo passa e più, annota Il Giornale, si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia”.

“I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese.

La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari.

Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato, - prosegue il Giornale, che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori».

Proseguiamo con l’intervista al presidente Graziani:

L'accordo tra la Russia e la Turchia sul transito del gas potrebbe "sfidare l'impero anglo-americano e, in ultima analisi, distruggerlo", scrive sulle pagine OpEdNews il columnist Rick Staggenborg. Lo condividi?

Non credo che sia intenzione del Cremlino sfidare "impero anglo-americano". Il presidente Putin, nel sostenere con coerenza e vigore le ragioni della Russia, ha sempre affermato la sua apertura a mantenere canali aperti con l' "Occidente". Putin lo ha anche ribadito nell'ultimo discorso della scorsa settimana. Tra l'altro c' è da dire che "sfidare l'impero anglo-americano" metterebbe la Russia in una posizione di debolezza poiché accetterebbe le regole di un gioco dettate proprio dagli USA e da Bruxelles.

L'accordo tra Ankara e Mosca potrebbe costituire un elemento importante per la ri-definizione di alcune alleanze nel quadrante del vicino e medio oriente, sia sul versante geostrategico (Siria) sia su quello geoeconomico (risorse energetiche).

- E’ giusta l’asserzione che nell’attuale conflitto tra l’Occidente e Mosca Putin e la Russia si presentino nei panni di leader dell’Internazionale Conservatice? Ha ragione Putin quando nel suo recente messaggio alla nazione dice che "Molti paesi europei hanno da tempo dimenticato che cos’e’ l'orgoglio nazionale e la sovranità nazionale per loro e’ il lusso che non possono permettersi."

Non ritengo utile all'analisi ed alla discussione dello stato attuale la dialettica conservazione/progresso. La ritengo fuorviante. Sul piano geopolitico, mi sembra che sia molto più " progressista ", cioè aperto ai nuovi trend multipolaristi la posizione del cosiddetto "conservatore" Putin che quella degli altri leader "occidentali", tesi a "conservare" l'obsoleto sistema unipolare a guida statunitense. Condivido pienamnete il giudizio di Putin riguardo alla perdità di identità dei Paesi europei. I paesi europei hanno progressivamente perso, a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, sia l'orgoglio nazionale, sia il concetto stesso di sovranità ed interesse nazionale. Da qui la loro debolezza culturale e psicologica nei confronto dell'alleato egemone d'Oltreatlantico, e dunque l'asservimento alle politiche di Washington ed alle iniziative del Pentagono.

Tra le nuove parole entrate nei vocabolari italiani c’e’ “cachistocrazia”, cioe’ “il governo dei peggiori”: deriva dal greco kakos, cattivo, o kakistos, peggiore ed il contrario di “aristocrazia” o della parola forse piu’ appropriata oggi “meritocrazia”.

Pare che il problema fondamentale sia questo: ma ce la fara’ la cachistocrazia occidentale ad imparare a trattare alla pari con la Russia, la Turchia ed altri paesi sovrani? Si’ o no? La domanda ora resta aperta. Ma i Russi sanno aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo e non si arrendono mai. Il Gambit turco di Putin ne e’ un’ultima conferma. Ce ne vogliono proprio altre?

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia