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mercoledì 6 maggio 2015

GIM Unimpresa: sanzioni, controsanzioni... E poi?

© Costante Marengo

NON SOLO SANZIONI

Le sanzioni applicate dall’Occidente alla Russia e le conseguenti controsanzioni hanno fortemente condizionato lo sviluppo delle attività economiche tra i nostri Paesi e hanno provocato una serie di ripercussioni sia sul piano politico che su quello della psicologia del consumatore russo e più in generale degli operatori economici di questo Paese. Emergono significativi elementi di sciovinismo che spesso degenerano in un falso mito di autarchia produttiva del popolo russo. I dati del calo delle nostre esportazioni in quasi tutti i settori e non solo in quelli controsanzionati, sono particolarmente preoccupanti. Si avvertono timidi segnali di ripresa, soprattutto per le grandi commesse per infrastrutture e nel settore delle macchine utensili, ma il quadro generale appare ancora molto precario e negativo.

Tuttavia, non possiamo nascondere il fatto che non solo le sanzioni sono la causa di questa congiuntura economica che investe la Russia. Sono presenti elementi di debolezza del sistema economico di questo Paese, che non erano emersi in precedenza solo per effetto degli elevati introiti derivanti da gas, petrolio e materie prime in generale. Il sistema economico russo è, di fatto, ancora fortemente deindustrializzato e necessita di grandi iniziative industriali soprattutto nel campo manifatturiero per potersi liberare dal condizionamento delle fonti energetiche.

© Mark Bernardini

Proprio partendo da queste premesse ci sentiamo di affermare che, pur auspicando un rapido superamento del regime delle sanzioni, dobbiamo abbandonare gli atteggiamenti vittimistici e rimboccarci le maniche partendo dalla realtà e dalle necessita di questo Paese.

LE INIZIATIVE DEL GOVERNO RUSSO

Il piano elaborato dal governo russo per la fuoriuscita dalla crisi, insieme a tanti slogan che probabilmente resteranno tali, contiene una serie di linee guida importanti per la nostra Economia e per le nostre aziende. Alcune di queste linee hanno già prodotto iniziative concrete quali la creazione e l’avvio della Unione Economica Euro Asiatica di libero scambio, che allarga di fatto i confini del mercato russo ad altri Paesi ex CSI e coinvolge più di 250 milioni di potenziali consumatori. In secondo luogo, si sta procedendo al sostegno di quelle aziende che intendono produrre merci e beni attualmente importati (Импортзамещение). Chiaramente nessuno si deve illudere sulle reali possibilità che questo processo avvenga in tempi brevi e che possa effettivamente portare ad una generale autosufficienza del Paese in tutti i settori. Eppure il processo è avviato ed è prevedibile che pur lentamente venga realizzato. Sicuramente i fattori che rendono l’impresa ardua sono tanti, a partire dal livello di cultura imprenditoriale, ancora segnata dalle regole del vecchio regime, per arrivare alle insufficienti e vecchie infrastrutture per finire al gigantismo delle attività economiche esistenti, con una sostanziale assenza di piccole e medie industrie. Proprio in questi giorni è stata annunciata la nascita della Agenzia Federale per le PMI, alla quale anche noi come GIM saremo chiamati a dare il nostro contributo di esperienza e di proposte. E’ in fase di revisione il complesso normativo che regola le Zone Economiche Speciali e i Parchi Industriali (il vice presidente Torrembini è stato nominato, in qualità di esperto, nella apposita Commissione dell’Unione Euroasiatica). Nelle prossime settimane partirà finalmente il Corridoio Verde Doganale tra i nostri Paesi, che faciliterà notevolmente le procedure per il passaggio delle merci. Auspichiamo che le verifiche attualmente in corso da parte della Agenzia delle Dogane italiana, sulla rispondenza di queste procedure alle regole europee, si possa concludere in fretta e si possa davvero avviare questa iniziativa fortemente voluta da noi e caparbiamente seguita dalla nostra ambasciata. Parallelamente sono in corso iniziative di carattere sia pubblico che privato per l’allestimento di più efficienti infrastrutture logistiche nei nostri Paesi (Verona, Mosca).

© Vera Spina

IL CREDITO

Sul piano del credito, la situazione appare ancora problematica, nonostante alcuni segnali positivi quale l’abbassamento del tasso di sconto al 12,5 % deciso dalla Banca Centrale il 30 aprile scorso. Di fatto il sistema bancario russo non è ancora in grado di sostenere politiche creditizie a lungo termine, dovendo come nel passato accedere ai mercati finanziari internazionali, eppure anche in questo settore qualche segnale inizia ad arrivare. In sede di Commissione per lo Sviluppo Economico della Duma, il GIM ha lanciato la proposta della istituzione di un Fondo di Investimento Italo-Russo, con capitali pubblici e privati per il finanziamento di progetti delle PMI (al di sotto dei 5 milioni di €). Questo progetto viene seguito dal nostro collega Ferdinando Pelazzo. La SACE ha messo a disposizione degli operatori italiani una serie di nuovi prodotti assicurativi particolarmente interessanti e semplici per il credito all’export. Faremo di tutto per renderli maggiormente conosciuti. Così come andranno adeguatamente reclamizzati i fondi di investimento che già operano tra le nostre banche e quelle russe.

© Costante Marengo

LE NOSTRE INIZIATIVE

Come si diceva, occorre rimboccarsi le maniche. Lo dobbiamo fare puntando agli investimenti nei settori dove abbiamo forti competenze e capacità oltre che la necessità di non perdere questi mercati. Lo dobbiamo fare perché il nostro tessuto produttivo, oltre a essere complementare con quello russo, presenta esperienze e caratteristiche fondamentali per le linee di politica economica e industriale di cui ha bisogno la Russia:

  • INFRASTRUTTURE E GRANDI OPERE (considerando anche l’indotto che portano con se). In questo quadro, notevole è stato il contributo della nostra ambasciata, che ci sentiamo di dover sostenere con grande convinzione coinvolgendo sempre nuove Aziende e progetti.
  • © Mark Bernardini
  • FARMACEUTICA, PRODOTTI E ATTREZZATURE MEDICALI. Da sottolineare la presenza di numerose aziende italiane del settore che potranno giocare un grosso ruolo per la modernizzazione dell’industria russa. La nostra presidente, Maria Luisa Barone, seguirà direttamente il gruppo di lavoro “Life Science”, dove il GIM si farà carico di fare da trait d’union con le autorità russe per l’implementazione di progetti sia diretti che in joint venture. Da segnalare la prossima inaugurazione a Mosca e quello successivo a Stavropol del primo policlinico privato italiano in Russia (da parte della GVM) Da segnalare inoltre l’imminente avvio di uno stabilimento per la produzione e l’assemblaggio di apparecchiature medicali da parte di una nostra cooperativa, leader europeo di quel settore.
  • © Vera Spina
  • AGROINDUSTRIA. Accanto alle nostre grandi aziende già presenti, si stanno sviluppando una serie di iniziative, che vanno dallo sviluppo del settore della serricoltura, a quello della trasformazione dei prodotti agricoli per arrivare ai macchinari agricoli e alle attrezzature del food che richiedono ormai una localizzazione di molte produzioni. Abbiamo previsto una iniziativa di confronto con le nostre aziende già presenti ed il nuovo ministro dell’agricoltura che dovrebbe tenersi entro ottobre.
  • © Costante Marengo
  • MACCHINE UTENSILI E COMPONENTISTICA INDUSTRIALE. Si tratta del settore dove le nostre esportazioni raggiungono il 63% del totale e dove notevoli sono stati gli sforzi dell’ICE per il sostegno delle attività sia promozionali che di supporto. Vale la pena ricordare l’accordo per la formazione tecnica tra l’università Stankin e la nostra UCIMU. In questo settore molte sono le Aziende che potranno e dovranno localizzare parte della loro produzione, naturalmente mettiamo a loro disposizione le nostre conoscenze, le esperienze e la conoscenza del territorio.
  • © Mark Bernardini
  • ITALIAN LIFE STYLE. Il nostro Made in Italy è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica attuale. Oltre alle aziende che facevano affari senza una adeguata struttura commerciale in Russia, sono stati molto colpiti anche coloro che invece avevano da tempo costituito le loro basi organizzative nel Paese. Oltre ad attendere nuovi e positivi segnali sul piano delle capacità di acquisto dei consumatori russi, andranno intensificate tutte le iniziative di sostegno della nostra immagine, promozionali, e altre che ci possono consentire di accrescere la popolarità delle nostre produzioni. Andranno inoltre sostenute le attività consortili tese alla apertura di gallerie e centri italiani nelle varie regioni russe. In questo settore è nostra intenzione organizzare insieme alle istituzioni italiane un tavolo di confronto con tutte le aziende già presenti e quelle che si affacciano sul mercato.
© Costante Marengo

Per necessità di sintesi non citiamo altri ed importanti settori sui quali comunque siamo impegnati a dare il nostro sostegno e la nostra esperienza. Vogliamo comunque sottolineare la particolare criticità manifestatasi nel settore turistico, che priva il nostro Paese di importanti fonti di introiti (si consideri che il turismo russo in Italia porta all’incirca 1,2 miliardi di €). Abbiamo particolarmente apprezzato l’iniziativa del nostro Ministero degli Esteri che è riuscito a far posticipare in sede Schengen l’applicazione della normativa sui dati dattiloscopici per il rilascio dei visti alla fine di ottobre, ci chiediamo comunque se non sia il caso di fare una seconda “battaglia” per posticipare ulteriormente questa incombenza che rischia ancor più di limitare l’afflusso turistico soprattutto nel nostro Paese e nel sud dell’Europa.

© Mark Bernardini

Se dovessimo sintetizzare questa parte delle nostre proposte e considerazioni, dovremmo dire:

"CARI COLLEGHI IMPRENDITORI ITALIANI, QUESTO E’ IL MOMENTO DI INVESTIRE E DI CONQUISTARE NUOVI SPAZI E NUOVE QUOTE DI MERCATO. LA RUSSIA E’ DESTINATA A RIPRENDERE IL SUO CAMMINO DI CRESCITA, NON POSSIAMO PERMETTERCI DI PERDERE ANCHE QUESTO TRENO"

© Costante Marengo
20 ANNI DI GIM

Quando la nostra presidente Luisa Barone, insieme ad altri 14 colleghi, fondavano il GIM presso la nostra ambasciata a Mosca (ambasciatore Federico Di Roberto), era il 1995, sono passati vent’anni, ed oggi, pur passando tra diverse traversie, siamo più di 140. Fu proprio nei momenti di crisi che la nostra forza aumentò, e speriamo che la stessa cosa possa accadere anche oggi. Ma non sono aumentati solo gli iscritti: sono aumentate le nostre aziende che hanno attività produttive in Russia.

Siamo passati da zero stabilimenti a circa 80, con 50.000 addetti e un fatturato di più di 5 miliardi di €. Abbiamo grandi aziende (particolari complimenti a ENEL, che rafforza la propria presenza in Russia), ma ne abbiamo tante piccole e medie, che sono per noi e per i nostri colleghi russi esempi di grande coraggio e capacità imprenditoriale (esempio di Sest–Luve e altre). Di fatto, abbiamo cambiato pelle, e ci stiamo adeguando alle trasformazioni dei mercati sempre più globali. La nostra comunità di affari ha una sua identità, che è profondamente legata al Paese dove si trova a operare e alle eccezionali persone che ne fanno parte. Proprio per questo non vogliamo cambiare la nostra identità e la nostra autonomia, in quanto rappresentano una qualità imprescindibile per chi vuole fare internazionalizzazione e far crescere le nostre aziende. Allo stesso modo siamo però a disposizione con forte spirito collaborativo con chi condivide questi principi. Dobbiamo sottolineare la splendida collaborazione che abbiamo avuto e che continuiamo ad avere con le nostre istituzioni (ambasciata, ICE) e con i nostri colleghi della Camera di Commercio Italo-Russa, con i quali condividiamo un progetto di sempre maggiore collaborazione. Sono diversi i servizi che siamo in grado di fornire ai nostri associati, voglio solo ricordare gli ultimi seminari con le dogane russe, con la ФНС e con i nostri studi legali. Altri, nuovi, sono in fase di avvio (sito e applicazioni per smartphone), ma soprattutto vogliamo guardare sempre più in concreto alle necessità delle nostre aziende (altri seminari e gruppi di lavoro sono in preparazione) e anche alle novità di cui si accennava in premessa.

© Mark Bernardini
È stata formata una nuova filiale per il nord-ovest a Pietroburgo, un’altra verrà avviata a fine giugno nel sud della Russia a Stavropol’ o Krasnodar.

Stiamo costituendo un coordinamento delle nostre aziende presenti nell’Unione Economica Euroasiatica (Russia Bianca, Kazachstan, Chirghisia e Armenia), e abbiamo sottoscritto un accordo di collaborazione con la fondazione “Conoscere Eurasia” per le iniziative da questa promosse sia in Russia che in Italia. Abbiamo inoltre un forte rapporto di collaborazione che andrà ulteriormente allargato con i nostri consolati onorari e con le filiali delle nostre banche (Banca Intesa e Unicredit).

© Costante Marengo
© Costante Marengo
Rassegna stampa:

Nella Russia delle sanzioni, il business italiano non demorde (Askanews, 6 maggio 2015)

La conferenza stampa completa (con domande e risposte), a cura di Marc Innaro

martedì 23 dicembre 2014

Tra l’orso russo e la tartaruga europea litiganti il terzo gode

© Photo: RIA Novosti/Aleksey Nikolskyi

Tra i due litiganti il terzo gode. Pare che lo abbia già capito bene l’ex premier e il già presidente della Commissione Europea Romano Prodi che ha incontrato il 18 dicembre a Mosca il leader del Cremlino Vladimir Putin dopo la sua maxi conferenza stampa di fine anno. Prima, pranzo con il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. L’ultima volta di Prodi in Russia risale al settembre 2013, quando partecipò al forum del Valdai, incontrando Putin. Il Professore, presidente della Fondazione per la cooperazione tra i popoli e presidente del comitato scientifico del Forum Euroasiatico a Verona aveva già incontrato il presidente russo nel febbraio 2013 come inviato speciale Onu per il Sahel.

I media italiani hanno reagito all’annuncio dell’evento con una raffica di tesi e domande provocatorie: “Dal Cremlino al Quirinale! Prodi a nome di chi va a incontrare Putin e Lavrov e con quale mandato? Per avere l’investitura da zar Vladimir verso il Colle?”.

La situazione è stata chiarita dall’“Huffington Post” in un suo aggiornamento circa la visita a Mosca del presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli:

“Sono venuto a Mosca su invito di Putin”, ha detto Prodi. “Un invito di qualche settimana fa. Sono stato molto contento perché abbiamo avuto un lunghissimo colloquio, in cui io ho espresso anche tutte le mie passioni, affinché si riesca a trovare anche qualche soluzione per queste situazioni di tensione che fanno male a tutti. Non possiamo creare una continua tensione in Europa, quando abbiamo tanti interessi ma nel senso profondo, tanti destini in comune. Ovvio che in incontri così non si sfiora soltanto l’Ucraina, ma si sconfina nel Medio Oriente, abbiamo parlato anche di Africa e di problemi di peace-keeping”.

Quanto ai rapporti Italia-Russia, “Putin è molto grato a Renzi per averlo invitato a Expo 2015 e spera proprio di venirci”, ha riferito l’ex premier italiano. “Sono cose che danno un senso di rapporto personale”, ha aggiunto, citando anche il fatto che il primo viaggio all’estero di Federica Mogherini da ministro è stato in Russia, come un gesto apprezzato da Putin. “Possono sembrare piccoli passi, ma non lo sono”, ha sottolineato. A detta dell’ex presidente della Commissione europea - che ha rifiutato la definizione di mediatore tra Mosca e Bruxelles – in questo momento di tensioni internazionali con la Russia, “l’Italia può fare moltissimo”, per i rapporti energetici e di tradizionale amicizia tra i due Paesi. “In Europa c’è un ruolo tedesco particolarmente importante, ma non sottovalutiamo anche il ruolo italiano”.

A fare un primo bilancio della missione Prodi in un’intervista lampo è stato Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG – Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista “Geopolitica”:

La visita di Prodi al Cremlino, in occasione della grande conferenza stampa del presidente Putin della scorsa settimana, ha dato adito a molti commenti basati sulla dietrologia che non mi convincono.

Penso piuttosto che Prodi, già grand commis d’Etat, uomo di governo e presidente della Commissione europea, abbia voluto testimoniare alla presidenza e al governo russi l’amicizia che importanti settori dell’economia e della politica italiana, nonché di alcune correnti in seno alla stessa Unione Europea, nonostante la crisi sulla questione ucraina, vogliono mantenere e rinsaldare. Questo ritengo sia il significato “storico” e politico di questa visita.

A queste idee fa eco il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che a Torino, per una manifestazione contro l’occupazione da parte di alcune centinaia di profughi delle palazzine ex olimpiche, ha detto:

In Europa si sta allargando il fronte del no alle sanzioni contro la Russia. E’ una buona notizia. Il governo austriaco... lo stesso Renzi si è svegliato dal sonno, meglio tardi che mai , e ha detto che le sanzioni contro la Russia sono inutili quindi forse la testardaggine della Lega sta facendo breccia a Bruxelles e il 2015 sarà un anno di dialogo, di lavoro e non di guerra fredda o sanzioni economiche.

Le ultime statistiche parlano chiaro: l’UE capitanata dalla Germania di Merkel sta perdendo per quel che riguarda l’interscambio con la Russia: Germania – 3,9%, Unione Europea – 4,3%. Le importazioni da vari paesi europei verso la Russia sono diminuite con valori che vanno da 7 a 10%. In totale nella sola Germania dall’economia russa dipendono 300 mila posti di lavoro. E allora, vogliamo proseguire secondo la logica perversa: se tutto va bene, siamo rovinati?

Ma la cosa più sorprendente e, a prima vista, paradossale è che, nonostante le sanzioni contro Mosca imposte all’Europa dagli USA, l’interscambio tra la Russia e gli Stati Uniti (per non parlare dell’Asia del Pacifico) è cresciuto del 7%!

Wow! Accipicchia! Come mai? La risposta è molto semplice: l’arte di arrangiarsi all’americana a scapito di altre nazioni. Lo zio Tom, ovvio, ruba ai ricchi russi il ricco mercato europeo. E cosa dà in cambio agli europei? Offre a loro una specie di “NATO economica”, ossia l’accordo di libero scambio transatlantico. Il che con le forniture energetiche d’oltreoceano per forza più costose di quelle russe significa per il Vecchio Continente prezzi alle stelle, ulteriore deindustrializzazione, crollo di miriadi di aziende, perdita di posti di lavoro, crescente degrado sociale, ecc.

Ed è in questa direzione dell’abisso oscuro che la nuova lady di ferro Merkel spinge a colpi di frusta “multinazionale e molto lenta tartaruga europea”? Ma il ministro degli Esteri tedesco Steinmeier al contrario è sfavorevole alle sanzioni, si pronuncia per il dialogo con Mosca. Secondo una fonte diplomatica, anche Francia, Italia, Austria e Ungheria sarebbero favorevoli ad uno “scongelamento” dei rapporti con la Russia.

Parafrasando Marcello Marchese, si potrebbe dire ora che non solo le formiche, ma anche le tartarughe europee nel loro piccolo s’incazzano per le sanzioni. Sulla scia delle famose tartarughe di Cosimo I de’ Medici, esse vorrebbero essere veloci e potenti come una vela gonfiata dal vento. Dal vento della fortuna russo. Il Professore ha già annusato questa tendenza. E voi, gentili lettori?

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

venerdì 12 dicembre 2014

L’UE: gigantessa economica un po’ vecchiotta e dalle tendenze politiche sadomasochiste?

© Photo: AP/Peter Endig

Ipse dixit. Occorre “contrastare l’affievolimento dei contatti tra le diverse articolazioni dei nostri due sistemi”, perché “uno dei principali punti di forza dell’Europa di oggi è rapporto tra Italia e Gemania”. Lo ha detto il Presidente della Repubbica, Giorgio Napolitano, parlando a Torino nel corso dell’Italian-German high level dialogues. Il presidente, riferisce l’Agi, ha dichiarato che “la priorità è il contrasto alla disoccupazione”. “Condividiamo che la priorità sia il contrasto alla disoccupazione, soprattutto a quella giovanile”. Il capo dello Stato ha difeso la scelta europea.

Ribadendo che “all’integrazione europea dobbiamo 70 anni di crescita”, Napolitano tuttavia ha riconosciuto: “Ma molte cose sono da migliorare”. “C’è stata dell’inadeguatezza a padroneggiare le implicazioni dell’Euro. Questa è stata responsabilità soprattutto di Italia e Germania, come Stati che hanno dato molto all’integrazione europea ha sottolineato Napolitano. E ancora: “Sono venuti diffondendosi vecchi e nuovi allarmanti focolai di tensione e conflitto e per fare la sua parte l”Europa deve attingere al suo passato”.

Ma davvero l’Italia e la Germania sono punti di forza dell’Unione Europea? E sotto quale ottica? Se, a dirla con le parole del leader leghista Salvini, “in Italia c’è il caos”. E aggiunge: “I nostri ragazzi sono costretti a scappare, in Italia chiudono 120 aziende al giorno anche sotto sua maestà Renzi”. “L’emergenza disoccupazione e immigrazione è un’emergenza nazionale. La priorità è far ripartire il lavoro”.

Tant’è vero che il 12 dicembre è una giornata dello sciopero generale di otto ore, accompagnata da oltre 50 manifestazioni lungo tutto il Paese. Cinquantaquattro per la precisione, divise a carattere regionale (10), provinciale (39) e interprovinciale (5), per chiedere, come si legge nella piattaforma sindacale, a Governo e Parlamento di «cambiare in meglio la legge sul lavoro e la legge di stabilità, rimettendo al centro il lavoro, le politiche industriali e dei settori produttivi fortemente in crisi, la difesa e il rilancio dei settori pubblici e e la creazione di nuova e buona occupazione». Tra i giovani ormai più del 40% sono senza lavoro.

Sarebbero dunque questi i “punti di forza dell’UE” accompagnate dalle urla di Beppe Grillo di far svolgere un referendum per uscire dall’euro.

Vi sono analisti in Italia che tendono ad asserire che la Germania di Merkel è un paese che viva di bluff.

Della polemica che monta con la Cancelliera Angela Merkel da una parte (e le sue interviste accusatorie) e la Francia e l’Italia dall’altra ho parlato con con Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG – Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista «Geopolitica»:

– Tiberio, condividi la diffusa asserzione che Berlino abbia “approfittato del nuovo sistema della moneta unica, che ha facilitato e non poco la sua economia”. E che gli italiani, che hanno “scelto di sottostare, pur sapendo che all’interno dell’unione stessa, sono una colonna portante. Almeno considerando quello che pagano e che non ricevono in cambio”. Se sei d’accordo, puoi citare un esempio concreto?

La Germania è il paese europeo che beneficia maggiormente della moneta unica. Non dimentichiamo che l’euro è sostanzialmente il marco. Ciò non deve meravigliare affatto, giacché la Repubblica tedesca è la vera locomotiva economica ed industriale dell’Europa continentale. È vero che paesi come l’Italia a fronte di quanto versano nelle casse della UE ricevono ben poco in cambio. A mio avviso dipende dalla debolezza strutturale di Roma, come peraltro anche , ad esempio, di Parigi e di Atene . Una debolezza sistemica che per l’Italia si caratterizza nella distruzione dello stato sociale e della consequente perdita di coesione sociale, cui si aggiunge la scarsa rilevanza in campo internazionale. In merito all’esempio sulla relazione tra la Germania e gli altri paesi dell’Unione, possiamo dire che la decisione politica sulle elargizioni dei fondi strutturali a paesi (come ad esempio la Spagna) per l’ammodernamento delle infrastrutture, è presa da Bruxelles ...ma anche da Berlino. Il fatto, per alcuni aspetti preoccupante e problematico, è che le industrie tedesche sembrano esserne le maggiori beneficiarie...L’Unione Europea soffre evidentemente di uno squilibrio.

– Le regole per il sistema bancario europeo, in teoria, dovrebbero essere uniformi. Cosa che a quanto pare per Berlino non è.... La Repubblica che cita come esempio proprio “i crediti ristrutturati giudicati che in Italia sono considerati ancora crediti deteriorati (quindi fattori negativi) mentre nel momento in cui si trovano a Berlino, cambiano natura e diventano tranquillamente come solvibili e quindi positivi. Anche i derivati (di cui le banche tedesche sono piene) sembrano essere trasformati in strumenti affidabili e credibili, mentre i crediti concessi, quelli che dovrebbero rilanciare l’economia, sono invece ricettacolo di ogni nequizia finanziaria”. Alla Germania, a quanto pare, piace vincere facile…

Sì, alla Germania piace vincere facile... Però dobbiamo anche evidenziare che chi invece detta legge per quanto riguarda gli aspetti finanziari dell’Unione Europea è la Gran Bretagna e il FMI. Negli ultimi tempi la finanziarizzazione dell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea è aumentata fno a diventare un vera e propria patologia che mina i sistemi produttivi dell’eurozona. L’Unione Europea non ha più una vera e propria politica finanziaria.

– Ci interessa la tua reazione alla recente dichiarazione del leader del Carroccio Salvini:

«La Merkel ha ragione quando dice che il governo Renzi non ha fatto un accidente. Che poi sia la Merkel a dovercelo dire, mi da ancora più fastidio. Si incontrano due torti, quello del governo Renzi, e quello dell’Europa. Perché la Merkel ha ripreso un giudizio della Commissione Europea. E se la Commissione cominciasse a farsi gli straffaracci suoi, sarebbe meglio per tutti. Detto questo è vero che il semestre italiano si chiude con il nulla, purtroppo. E non è neanche tutta colpa del governo, perché con questo sistema in Europa c’è poco da fare. Spero se ne sia accorto anche Renzi: ci converrebbe uscirne. Meglio rifondar l’Europa, su basi più omogenee. Perché l’Europa a 28 non ha senso». Tanto più che ancora in lizza «ci sono Albania e Turchia, figurarsi. Serve un’Europa più omogenea e rispettosa del lavoro. A Bruxelles ci sono dei delinquenti»?

Anche io penso che sia giunto il momento di rifondare l’Europa su basi politiche e non di mercato, o peggio ancora su regole dettate dalla finanza globale. I vari populismi che agitano la vita politica e le piazze dei paesi europei costituiscono una spia della quale le attuali leadership ancora stentano a comprenderne la portata politica e storica per il destino stesso della costruzione europea. Su un piano internazionale, il nuovo scenario multipolare che va vieppiù profilandosi su basi grancontinentali, ha bisogno di una nuova Europa coesa, sovrana, svincolata politicamente e militarmente dalle decisioni che vengono prese a Washington o nella City.

– Ancora in relazione alle sanzioni contro la Russia che saranno probabilmente rinnovate perché «l’aria che tira a Bruxelles, dice il leader del Carroccio, non è europea, ma arriva da Oltreoceano». «I maligni dicono che le sanzioni sono lo strumento per velocizzare la firma del TTIP» ossia l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. «Non vorrei che queste decisioni pesassero sulla testa dei nostri imprenditori»...

Le sanzioni contro la Russia si stanno sempre più rivelando un vero e proprio boomerang per l’economia europea. L’accordo di «libero» scambio tra Stati Uniti ed Europa, senza il correttivo del bilanciamento economico, commerciale ed industriale derivante da una stretta partnership tra paesi europei e la Russia e i maggiori paesi dell’Asia, si rivelerà una pericolosa gabbia sia per l’Unione Europea sia per i singoli paesi europei.

– E poi una stoccata ad opera di Salvini su South Stream, a cui Putin ha rinunciato di recente. «Mi spiace che qualcuno non ritenga più strategici investimenti come questo, qualcuno che sta in Italia e a Bruxelles ed evidentemente non a Mosca».

Il fallimento del South Stream è da imputare principalmente alla miopia di Bruxelles, alla incapacità politica dell’intera Unione Europea.

Insomma, vediamo che l’Unione Europea è palesеmente insicura, debole e, direi anche, masochista. C’è chi dice addirittura che gli italiani sono “i più masochisti del Vecchio Continente”. Non so se sia vero o no...

Intanto l’abbronzato presidente Obama ha espresso dubbi sulla necessità di introdurre nuove sanzione contro Mosca, precisando che queste potrebbero causare una frattura nei rapporti tra Washington e l’UE. Un noto giornalista tedesco e biografo della Cancelliera ha di recente scritto che “Obama e Merkel assomigliano piuttosto a due sicari che si trovano nella stessa camera. Non devono parlarsi tra di loro – entrambi sono silenziosi, entrambi sono killers”. Se due personaggi si piacciono reciprocamente, “si misurano”. Chiaro, no? E allora? Dopo il rapporto choc sulle torture CIA vanno etichettati come sadomasochisti? Un ossequio al marchese Donatien Alphonse François De Sade che moriva precisamente 200 anni fa.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

martedì 9 dicembre 2014

La "cachistocrazia europea” ed il "Gambit turco” di Putin

© Photo: South Stream Transport B.V.

La novita’ degli ultimi giorni (e dei giorni da venire) si ritrova alla voce gas che continua a tenere banco.

Il 9 dicembre e’ una data segnata in rosso nell’agenda di ogni osservatore attento. La giornata e’ dedicata alla riunione che vedra’ la partecipazione dei ministri dell’Energia dei paesi attraverso il cui territorio doveva passare “South Stream”. Doveva prima che Mosca, per bocca del presidente Putin nell’incontro del 1 dicembre con l’omologo turco Erdogan, abbia archiviato il megaprogetto di ampio respiro lanciato nel 2006 con un accordo tra il colosso Gazprom e l’ENI. Tant’e vero che la Russia non prendera’ parte alla conferenza EU, non essendovi le condizioni per il rilancio del piano.

Ignorando questa svolta fondamentale, alla vigilia del raduno il premier bulgaro Borisov ha detto di sperare che saranno risolti i problemi relativi alla conformita’ del progetto alle norme del terzo pacchetto energia EU, secondo il quale le società per la fornitura del gas non possono possedere il gasdotto. Ma con questa disposizione non ci sta la Russia assieme al suo colosso energetico "Gazprom". Stufo di vedere gli incessanti tentarivi dell’UE di ridefinire e di riscrivere gli accordi gia’ firmati, il gruppo russo ha deciso di cambiare completamente la sua strategia: "Se l'acquirente non vuole che gli porti il prodotto a casa, allora evidentemente dovrà vestirsi e recarsi di persona al negozio. E d'inverno dovrà vestirsi più pesante", ha dichiarato Aleksey Miller, numero uno di Gazprom, in un'intervista al canale tv "Rossiya 1".

«Gazprom” e’ gia in fase di istituzione di una compagnia (“Gazprom Russkaja”) per convogliare il gas russo verso la Turchia.

La decisione russa ha scatenato un vero e proprio putiferio in Europa. Al tal punto che la lady Pesc Mogherini con altri due commissari si sono recati precipitevolissimevolmente ad Ankara al fine di rafforzare le pressioni sul governo turco, di ottenere la sua adesione alle sanzioni occidentali e di convincere i turchi di non occupare le ex- nicchie europee sul mercato russo di generi alimentari. E con questo? Tutti quanti hanno ricordato il famoso detto scherzoso: «L’Ucraina diventera’ paese membro dell’UE subito dopo la Turchia, e la Turchia non lo diverra’ mai”.

Come aveva detto in precedenza Miller in un’intervista TV, la cancellazione del piano di South Stream ad opera dell’UE” ha semplicemente regalato alla Turchia il rubinetto del gas russo, mentre la Russia ha avuto un nuvo partner strategico in questo business.” La Turchia, anziche’ la Bulgaria, sta diventando nel Sud una centrale chiave di distribuzione (50 miliardi di metri cubi), come lo e’ la Germania nel Nord europeo. E come e’ stata a tutt’oggi l’Ucraina al Centro dell’Europa. Ma ora il suo ruolo di paese di transito sta per ridursi allo zero e Mosca provvedra’ di fornire a Kiev solo i volumi di metano sufficienti per il consumo interno.

Mentre l’Europa gioca alle “sanzioni” con la Federazione Russa”, osservano gli analisti italiani, “le continue tensioni internazionali non implicano solo un problema d’approvvigionamente energetico (la dipendenza dellUE da un’importazione di energia superiore al 50%) ma comportano un problema per tutto il “sistema delle aziende made in Italy che operano nell’offshore e nell’esplorazione.

Sui possibili risvolti della situazione venutasi a creare ho parlato con il dott. Tiberio Graziani, Presidente dell'IsAG - Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista "Geopolitica":

- Tiberio, quale significato attribuisci allo stop di Mosca al progetto South Stream e al gambit turco di Putin? La sua nuova mossa sullo scacchiere internazionale quali cambiamenti geopolitici ha messo in atto?

Lo stop di Mosca al progetto South Stream , a mio avviso, è connesso a due fattori diversi. Il primo rientra nella dialettica emersa tra la Mosca e Bruxelles a causa della questione ucraina e delle sanzioni"occidentali". Si tratta di una risposta forte da parte del Cremilino ai Paesi mebri dell'Unione Europea. Il secondo fattore è invece direttamente collegato al lievitare dei costi del progetto a causa delle indecisioni degli europei.»

Interrompiamo per un attimo l’intervista per focalizzare la vostra attenzione sulle conseguenze dello scontro UE-Russia in atto per l’Italia e l’Europa in generale.

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di “suicidio assistito’ lo abbiano ripetuto più volte molti analisti. “Ma più il tempo passa e più, annota Il Giornale, si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia”.

“I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese.

La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari.

Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato, - prosegue il Giornale, che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori».

Proseguiamo con l’intervista al presidente Graziani:

L'accordo tra la Russia e la Turchia sul transito del gas potrebbe "sfidare l'impero anglo-americano e, in ultima analisi, distruggerlo", scrive sulle pagine OpEdNews il columnist Rick Staggenborg. Lo condividi?

Non credo che sia intenzione del Cremlino sfidare "impero anglo-americano". Il presidente Putin, nel sostenere con coerenza e vigore le ragioni della Russia, ha sempre affermato la sua apertura a mantenere canali aperti con l' "Occidente". Putin lo ha anche ribadito nell'ultimo discorso della scorsa settimana. Tra l'altro c' è da dire che "sfidare l'impero anglo-americano" metterebbe la Russia in una posizione di debolezza poiché accetterebbe le regole di un gioco dettate proprio dagli USA e da Bruxelles.

L'accordo tra Ankara e Mosca potrebbe costituire un elemento importante per la ri-definizione di alcune alleanze nel quadrante del vicino e medio oriente, sia sul versante geostrategico (Siria) sia su quello geoeconomico (risorse energetiche).

- E’ giusta l’asserzione che nell’attuale conflitto tra l’Occidente e Mosca Putin e la Russia si presentino nei panni di leader dell’Internazionale Conservatice? Ha ragione Putin quando nel suo recente messaggio alla nazione dice che "Molti paesi europei hanno da tempo dimenticato che cos’e’ l'orgoglio nazionale e la sovranità nazionale per loro e’ il lusso che non possono permettersi."

Non ritengo utile all'analisi ed alla discussione dello stato attuale la dialettica conservazione/progresso. La ritengo fuorviante. Sul piano geopolitico, mi sembra che sia molto più " progressista ", cioè aperto ai nuovi trend multipolaristi la posizione del cosiddetto "conservatore" Putin che quella degli altri leader "occidentali", tesi a "conservare" l'obsoleto sistema unipolare a guida statunitense. Condivido pienamnete il giudizio di Putin riguardo alla perdità di identità dei Paesi europei. I paesi europei hanno progressivamente perso, a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, sia l'orgoglio nazionale, sia il concetto stesso di sovranità ed interesse nazionale. Da qui la loro debolezza culturale e psicologica nei confronto dell'alleato egemone d'Oltreatlantico, e dunque l'asservimento alle politiche di Washington ed alle iniziative del Pentagono.

Tra le nuove parole entrate nei vocabolari italiani c’e’ “cachistocrazia”, cioe’ “il governo dei peggiori”: deriva dal greco kakos, cattivo, o kakistos, peggiore ed il contrario di “aristocrazia” o della parola forse piu’ appropriata oggi “meritocrazia”.

Pare che il problema fondamentale sia questo: ma ce la fara’ la cachistocrazia occidentale ad imparare a trattare alla pari con la Russia, la Turchia ed altri paesi sovrani? Si’ o no? La domanda ora resta aperta. Ma i Russi sanno aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo e non si arrendono mai. Il Gambit turco di Putin ne e’ un’ultima conferma. Ce ne vogliono proprio altre?

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

giovedì 4 dicembre 2014

Io, russo vittima delle sanzioni. Ma a rimetterci sarà l'Italia

Arkadij Rotenberg, il magnate i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili: "Già rimpiazzati i vostri fornitori"

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di suicidio assistito lo abbiamo ripetuto più volte. Ma più il tempo passa e più si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia.

I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese. La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari. Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori». Il magnate russo, i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili, dai media allo sport, ha ammesso però di trovarsi di fronte a qualche difficoltà: «Ma siamo pronti ad affrontarle e conosciamo la strada per far crescere le nostre aziende in queste circostanze. Malgrado questo, sono ricorso alla Corte di giustizia europea contro le immotivate limitazioni alla mia persona». L'intento di Rotenberg è scoprire in base a quali conclusioni sia giunta Bruxelles per inserirlo nella black list . «Dopo aver analizzato la situazione, abbiamo scoperto che le principali fonti dell'Unione europea sono state reperite su internet - ha rivelato - Sono segnalate alcune compagnie con le quali non ho alcun rapporto. Credo che l'iter legale sarà lungo, ma nutro speranze».

Rotenberg ha accusato l'Europa di aver violato i suoi diritti decidendo di applicare le sanzioni contro la sua persona. Per questo è convinto che il futuro gli darà ragione. Mi attendo la vittoria morale - ha detto -. Ma se anche avvenisse con un risarcimento, non direi di no. Una cosa è dire siamo spiacenti di averla danneggiata per due o tre anni e un'altra cosa è pagare per il danno. Se la Corte deciderà un risarcimento, spenderò il denaro per un grande progetto in Russia». Rotenberg non ha risparmiato qualche frecciata al nostro Paese, che ha applicato con estremo zelo le direttive di Bruxelles. «Nessun tribunale italiano finora ha stabilito che debba ritirarmi dalle mie attività in Italia. È il cosiddetto blocco amministrativo. Che significa? Per esempio, non posso portare a termine l'acquisto di due immobili perché m'impediscono i trasferimenti bancari con l'Italia. Io dico: prendete i miei soldi, sono qui. Le autorità italiane rispondono: no, non possiamo per via delle sanzioni. Hanno creato loro stessi questa situazione e adesso non sanno che fare».

Quella di Rotenberg è una situazione comune a decine d'imprenditori russi, costretti a bloccare acquisti e vendite con le aziende italiane. In alcuni casi si sfiora addirittura il paradosso: le imprese russe che non pagano i fornitori italiani, già in difficoltà per incassare i propri crediti su altri mercati. Sia chiaro, i russi in questo caso non hanno colpe. Se glielo chiedi ti rispondono semplicemente: sono le sanzioni, bellezza.

Riccardo Pelliccetti - il Giornale

martedì 2 dicembre 2014

Russia-UE, scenari per un nuovo sviluppo taciuti dalla CNN e Bloomberg

© Collage: La Voce della Russia

Solo grazie ad eventi del genere il pubblico viene a sapere varie informazioni davvero importanti che vengono taciuti dalla CNN e da Bloomberg.

Come riferiscono i media italiani, La Russia, tra paure e opportunità, è sempre più al centro del dibattito economico internazionale. E in un momento molto delicato di confronto politico tra Occidente e Mosca, esponenti di spicco della Finanza russa a fine novembre sono arrivati a Milano per la quarta edizione del Forum Italia-Russia che dopo aver preso il via giovedil 27 novembre all'Università Bocconi si e’ concluso venerdi’ 28 novembre al Palazzo Vecchio di Firenze.

"Scenari per un nuovo sviluppo", questo il titolo scelto da CreSV, Centro Ricerche su Sostenibilità e Valore dell'Università Bocconi, e General Invest, che hanno organizzato l'evento con la collaborazione della Borsa di Mosca. Un evento di assoluta attualità, con la presenza di alcuni consiglieri del Cremlino, dopo che la Russia ha perso 32 miliardi di euro a causa delle sanzioni occidentali conseguenti alla crisi ucraina, secondo il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. E più del doppio "90- 100 miliardi di dollari l'anno" a causa dei down del barile.

Alla Bocconi sono stati presenti, tra gli altri, Alberto Bombassei, presidente Brembo; Matteo Marzotto, presidente della Fiera di Vicenza; Luigi Scordamaglia, Ceo Inalca; il banchiere italiano Vincenzo Trani.

Ci sono stati anche eroi dello sport come il judoka Ezio Gamba, oro olimpico e fortunatissimo allenatore della nazionale russa di judo, sport preferito da Vladimir Putin.

E poi nomi non particolarmente noti in Italia, ma veri registi della finanza di Mosca: tra loro Andrey Nikitin, sulle barricate per quello che riguarda gli investimenti pubblici ed esperto conoscitore del mercato locale (siede nel Consiglio presso il presidente russo Vladimir Putin per la modernizzazione e anche in quello per le riforme); Aleksey Kanunnikov executive di "Modernizzazione Innovazione Sviluppo" (MIR), un fondo che si occupa delle piccole e medie imprese e dei loro investimenti, che appartiene al 100% allo stato russo attraverso l'agenzia per gli investimenti strategici e che seleziona i progetti più interessanti, sostenendoli.

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di analizzare e discutere i risultati di una ricerca condotta dal CReSV sulle opportunità di crescita offerte dal mercato russo e sugli effetti per le imprese italiane derivanti dalle recenti vicende di politica internazionale. La ricerca, alla sua seconda edizione, vuole evidenziare i più recenti trend rispetto ai valori dell'anno passato e vuole mettere in luce i possibili scenari configurabili, anche alla luce degli attuali sviluppi sullo scacchiere internazionale.

A giudicare dagli interventi dei partecipanti al Forum, gli uomini d'affari provenienti dall'UE non sono più disposti a restare in silenzio e hanno intenzione di chiedere alle autorità di trovare con urgenza un modo di risolvere i problemi inerenti alle sanzioni dell'Occidente e le contromisure russe. Per gli effetti della folle poltica sanzionatoria essi stanno perdendo miliardi di euro, e questo è solo l'inizio - dicono gli imprenditori.

Parlando degli scenari Italia - Russia, il Vice Presidente ISPI e Università Bocconi, Carlo Secchi ha ricordato ai convenuti che i nostri due Paesi sono legati dai vincoli di amicizia e collaborazione che affondono le loro radici nei secoli.

Sempre, anche nei momenti più difficili, i governanti d’ Italia e di Russia, si sono adoperati per trovare un consenso. Secchi ha chiamato le autorita’ di oggi a fare lo stesso.

"L'Europa deve ora assumersi il ruolo di pacificatore. È necessario conciliare tutti, conciliare gli Stati Uniti e la Russia e controllare le emozioni. Se non ci incamminiamo sulla strada della pace, saremo tutti rovinati", - ha riassunto Secchi.

Uno degli obiettivi del Forum consiste nell’attirare nuovi investitori italiani in Russia.

Il Direttore generale dell'Agenzia per le iniziative strategiche, Andrey Nikitin ha detto che la Russia è pronta a sviluppare la cooperazione in questo settore.

"Da parte sua, la Russia promette agli investitori di non mettere in atto alcuna modifica fiscale per le imprese nei prossimi 3-5 anni, a prescindere da quello che possa accadere nel paese," – Nikitin ha detto.

A tirare le somme del Forum e’ stato il Presidente General Invest Holding, Vincenzo Trani che si e’ presentato anche in veste di vice presidente della Camera di commercio Italo-Russa (CCIR).

Quest'anno, il suo gruppo ha investito in Russia un miliardo di euro, e in 2015 prevede di aumentare questo importo del 10-20 per cento.

Trani si e’ detto certo che il calo dei prezzi del petrolio che, a suo parere, e’ di carattere palesamente speculativo, non avra’ effetti devastanti sull’economia russa, dato che “la Russia e’ un paese molto forte".

E gli uomini d’affari europei che cosa ne pensano delle sanzioni?

Gli operatori economici sono stanchi delle sanzioni. Gli imprenditori vedono in Russia non solo un mercato importante di sbocco per la loro produzione, ma anche potenzialita’ importanti per collaborazioni industriali. Non stiamo parlando delle imprese medie e piccole e ma dei grandi operatori economici. E 'tempo di tornare alla politica reale. I politici devono ricordare che i loro stipendi e le spese pubbliche sono a carico del business. E se il business è insoddisfatto della situazione politica tra i due paesi, cio’ non può durare a lungo.

Come pensa, gli uomini d’affari italiani eserciteranno pressioni sul governo in modo che esso, dal canto suo, possa fare pressioni su Bruxelles?

Essi si’ che si daranno da fare. Non e’ casuale che abbiamo organizzato il Forum a Milano. Il nostro obiettivo e’ di far vedere che delle sanzioni soffrono non solo una, due compagnie, ma soffrono tutti quanti. Nella situazione venutasi a creare i forum del genere devono svolgersi non una volta l’anno, ma una volta alla settimana, affinche’ non riusciamo a risolvere il problema delle sanzioni. Grazie agli eventi del genere il pubblico viene a sapere le informazioni reali, non quelle diffuse dalla CNN e Bloomberg.

Quali cifre possiamo ora citare?

Secondo i nostri dati, la perdita netta delle imprese italiane dalle contromisure russe nel 2014 ha raggiunto quote di 20 o anche 22 miliardi di euro.

Questo e’ un dato complesso. E’ da tener presente che nell’arco di due anni e mezzo 2,5 mila italiani hanno perso il lavoro per l’effetto delle sanzioni. Ora sbarcano il lunario grazie agli aiuti economci che non sono a pioggia.

Le relazioni con la Russia sono molto importanti per l'Italia. Noi non vediamo l'ulteriore sviluppo del paese senza le nostre esportazioni verso la Russia. Tutti gli uomini d'affari che sono stati al Forum sono concordi nel chiedere alle autorita’: basta scherzare con la politica!

Ben detto! Ma oggi, purtroppo, tra il dire e il fare di mezzo l’oceano Atlantico, non il mare. Ci e’ appena giunta una notizia preoccupante per l’ Europa: il progetto South Stream e’ ‘finito”. Lo ha detto l’ad di Gazprom Alexei Miller, in una conferenza a Mosca. La dichiarazione viene dopo le parole di Putin che ha citato “ostacoli” al progetto da parte dell’UE. Putin aveva detto che la posizione dell’UE sul gasdotto South Stream “non e’ costruttiva.” Lo ha detto durante una conferenza stampa ad Ankara. Il presidente russo aveva anticipato che Mosca potrebbe decidere di “riorientare le forniture di gas”. Putin ha riconosciuto che non e’ possibile andare avanti con il progetto del gasdotto a causa dell’opposizione della Bulgaria.

Cosa ne consegue? Che l’Italia e l’Europa in generale resteranno senza forniture aggiuntive dell’oro blu russo (67 miliardi di metri cubi l’anno), diminuendo ad arte la loro concorrenzialita’ rispetto agli USA. Gli scherzi dei politici con il fuoco dunque continuano... Mettendo a repentaglio il futuro delle relazioni tra Russia e Europa.

Ahime’, e’ sempre facilissimo trasformare le marionette in impiccati, perche’ vi sono gia’ le corde sotto mano.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

mercoledì 26 novembre 2014

Sottomettendosi agli USA gli europei si fanno autogol

© Сollage: «Golos Rossij»

Le responsabilita’ principali della crisi in Ucraina ricadono sull’Unione Europea, ma innanzitutto sugli USA e i vertici della NATO, lo afferma il gia’ Presidente della Confederazione delle Cooperative Italiane e l’ex senatore Luigi Marino. E’ quanto ha detto il 25 novembre a Mosca, intervenendo al Forum ‘La politica economica della Russia nelle attuali turbulenze globali”.

La crisi ucraina nei fatti e’ la continuazione della guerra fredda con altri mezzi – asserisce Marino.- In precedenza c’era stata una guerra contro l’URSS, oggi e’ in atto un’altra grande guerra contro la Russia, ma gli americani hanno combattuto, stanno combattendo e combatteranno contro tutti quanti siano di ostacolo alla politica imperialista degli USA.

Marino ha rilevato che contrariamente ai trattati internazionali la NATO ha gia’ ampliato i suoi confini e non nasconde i suoi intenti di estendersi sempre di piu’, arrivando fino alle frontiere della Federazione Russa, essendo quest’estensione dell’Alleanza occidentale in netto contrasto con gli interessi leggittimi della Russia.

Sarebbe stato strano se cio’ non avesse provocato le proteste di Mosca. La crisi ucraina, dicendo pane al pane e vino al vino, non e’ altro che una spinta verso un ulteriore allargamento della NATO.

E questa espansione per se’ stessa, non solo per l'ingresso ipotetico dell'Ucraina nella NATO, ma anche a causa dell'eventuale adesione di altri paesi dell'Europa orientale costituisce un fattore molto pericoloso di instabilità, sia per l'Europa che per il mondo intero.

Le attivita’ della NATO e degli USA danneggiano i rapporti tra l’Unione Europea e la Russia, e non solo sul piano delle forniture energetiche.

Luigi Marino e’ convinto che l’Europa non puo’ fare a meno del mercato russo. Ma sottomettendosi agli Stati Uniti gli europei si fanno autogol.

Le sanzioni europee contro Mosca sono in sostanza un atto di autolesionismo. La Russia non ha portato all’Europa alcun danno, neanche’ quello ipotetico. La sanzioni antirusse sono nello stesso tempo un’azione punitiva e un’ ingerenza negli affari di uno stato indipendente.

Luigi Marino ha anche detto che la crisi nelle relazioni della Russia con l'Unione Europea e la crisi economica globale che minaccia il pianeta in questo momento, come la crisi del 2008, sono frutto di un'eccessiva liberalizzazione del mercato dei capitali.

Il problema, a suo parere, è che il capitale finanziario e’ passato a dominare l'economia reale, e spesso sovrasta la politica pubblica.

"Gli Stati Uniti nei loro interessi economici e politici hanno sempre preso le decisioni finanziarie, economiche, politiche e militari a spese di tutta l'economia mondiale. In parole povere, e’ l'intera economia mondiale a sostenere oggi gli interessi degli Stati Uniti.

D'altra parte, gli americani hanno sempre condotto varie guerre economiche e finanziarie per prevenire la crescita e lo sviluppo dei potenziali concorrenti globali, - prosegue il politico italiano. - Il capitalismo americano, essendo il più grande e più forte al mondo, provoca danni gravi e spesso irreversibili ad altri paesi. Nell’ Europa di oggi il primato va ancora al capitale germanico che è dannoso, in particolare, per i paesi dell'Europa meridionale. A rigor di termini, anche l'Unione europea è stata costruita sui dogmi liberali al fine di promuovere e tutelare gli interessi dei grandi gruppi finanziari Di conseguenza, vi 'è stata una riduzione della produzione industriale nei paesi dell'Europa meridionale, la caduta degli investimenti, il che ha portato ad una diminuzione del reddito delle famiglie e ad un aumento del tasso di disoccupazione, ripoducendo una situazione simile ad un lontano passato.

Per far fronte all’aggerrita concorrenza globale, i paesi europei, e cio’ non e’ accaduto questo da molto tempo, sono costretti a tagliare la spesa pubblica.

Tornando sulla crisi ucraina, Luigi Marino ha notato che in seguito a questo evento i rapporti tra gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Russia sono venuti a trovarsi al livello più basso dalla fine della Guerra Fredda.

Secondo le previsioni ottimistiche della Commissione europea a seguito elle sanzioni contro Mosca le perdite di bilancio dei paesi UE nel 2014 saranno pari a 40 miliardi di euro e nel 2015 raggiungeranno la cifra di 50 miliardi di euro.

Queste sanzioni hanno gia’ causato e contineranno a produrre effetti negativi per le economie di entrambe le parti, e quindi per la crescita economica dei paesi europei e la Russia.

A chi giova davvero questa crisi? Chi ne beneficia? La risposta è ovvia. Non certo la Russia e neanche’ l'Europa.

In Italia le sanzioni contro la Russia sono venute ad inasprire ancora di più la crisi economica e politica. Molti imprenditori italiani si rivolgono oggi al governo chiedendo la revoca delle sanzioni, che non sono solo illegali, ma anche controproducenti.

Marino annota che una situazione simile e’ venuta a crearsi anche in altri paesi europei: sono 26 mila le aziende tedesche che hanno relazioni con la Russia. Il business e i lavoratori germanici pagano a caro prezzo le decisioni di politica estera ad opera del governo. E si pongono la domanda: per quale motivo la Merkel reca un tale danno a loro a al Paese?

Per il politico italiano e’ possibile uscire in modo efficiente dall’attuale crisi politica e l’incombente crisi economica globale solo a patto che l’Occidente e in primo luogo l’Europa repugni “la politica miope di una nuova guerra fredda.”

Quelle dell’Unione Europea e della Russa sono due economie complementari. Da qui sorge spontanea la domanda a chi le sanzioni reciproche porteranno maggiori danni. Io ritengo che le sanzioni si’ che danneggeranno la Russia, ma in definitiva danni maggiori, li subiranno i paesi occidentali.- ha concluso Luigi Marino.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

lunedì 24 novembre 2014

Quando il cieco porta la bandiera…

© Photo: AP/Vadim Ghirda

Quando il cieco porta la bandiera, guai a chi viene dietro. Mi e’ tornato spontaneo in mente questo proverbio, leggendo alcuni giorni fa l’articolo pubblicato sul terzo quotidiano italiano per diffusione, Il Sole 24, con un titolo veramente preoccupante: “M5S attacca il ministro Pinotti: «Inviando 4 Tornado ci trascina in guerra».

Essendomi addentrato nel testo, ho letto:

“Il ministro Pinotti ci ha trascinato in guerra». Questa è l'accusa che M5S lancia contro il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per aver «dato il via libera all'invio di quattro cacciabombardieri Tornado e di un numero imprecisato di controcarri Folgore per partecipare alle operazioni della coalizione internazionale anti-Isis in Iraq e in Siria, bypassando completamente l'opportuna autorizzazione delle Camere. Una missione a rate, di cui il Parlamento e i cittadini sono del tutto all'oscuro». Per i deputati M5S della commissione Difesa, l'Italia così «entra praticamente in guerra».

Ma ogni guerra, aggiungerei, e’ sempre un impero di incertezze. Quanto al bypassare l’approvazione da parte del parlamento nazionale non posso fare a meno di ricordare l’aforisma di Marenco Oreste che ebbe a dire:

«Bello vivere in un Paese ove vigono liberta’ e democrazia. Cio’ permette ai cittadini di criticare liberamente i politici e permette ai politici d’altrettanto liberamente fregarsene». Gli fa eco lo scrittore e filosofo colombiano Gomes Davila col suo detto che ‘ la democrazia costituisce il totalitarismo con attrezzi liberali”.

Fatte queste due brevi osservazioni a proposito, continuaiamo a leggere l’articolo.

“I deputati pentastellati della commissione Difesa hanno sottolineato che «l'unica risoluzione approvata dall'Italia risale al 20 agosto e tratta il mero invio di armamenti leggeri, ovvero mitragliatrici kalashnikov e munizionamento, il che esclude l'implementazione di un'autentica missione. Ma a quanto sembra, il ministro Pinotti non solo non sembra curarsene, ma sceglie tempistiche del tutto imbarazzanti per l'invio dei `Tornado´, scattato proprio all'indomani delle commemorazioni della strage di Nassiriya».

Ecco, la strage di Nassiriya.

Ricordero’ a chi abbia dimenticato:

Sono passati esattamente 11 anni dalla strage di Nassiriya, il più grave attacco alle truppe italiane dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Diciannove morti italiani, tra civili e militari, e 9 morti iracheni.

Era il 12 novembre 2003 – ore 8.40 italiane, 10.40 a Nassiriya, città irachena a maggioranza sciita e capoluogo della provincia di Dhi-Qar - il giorno in cui la guerra entrò di nuovo nelle case degli italiani. Un tremendo attentato, compiuto con un camion e un'auto imbottiti di esplosivo, devastò la base italiana Maestrale a Nassiriya e portò la morte tra i militari impegnati nell'operazione Antica Babilonia.

Volgiamo la pagina.

«Ad oggi, ricorda M5S, «la missione è composta da circa 400 uomini, 4 Tornado, 2 Predator e un numero imprecisato di armi e controcarro. Ovvero numericamente la quarta missione con uomini in teatro dopo Afghanistan, Libano e Kosovo. Siamo praticamente in guerra - è l'accusa - trascinati dal silenzio di un ministro che sembra agire al di sopra delle parti e dei principi costituzionali, chissà dietro quale garanzia. Chiediamo che il governo venga a riferire quanto prima in aula, affinché le Camere e tutte le forze parlamentari siano informate sul tipo di coinvolgimento del nostro Paese all'interno della coalizione anti-Isis».

Una specie di sintesi, ce lo offre un lettore col suo breve commento che segue:

«E' incredibile. Abbiamo un Paese in rovina economica e si spendono soldi per missioni militari al di fuori dei nostri confini.»

In relazione alla grave crisi economica nazionale e internazionale sono in molti infatti a chiedersi se sia ancora necessario sostenere le missioni dei soldati italiani all’estero. Nord Africa, Medio Oriente, Asia e Balcani. Sono 35 le operazioni militari nel mondo che vedono impegnate le forze armate d’Italia. Le missioni vengono a costare agli italianai molte centinaia di milioni di euro. C’e’ da ricordarsi quanto detto dall’imparagonabile George Bernard Shaw: «La democrazia e’ un palloncino che passa sopra le vostre teste, facendovi guardarlo a bocca aperta, mentre altri frugano nelle vostre tasche».

Tuttavia l’Italia non fa marcia dietro (Italiani brava gente!) e anzi ha accettato di partecipare o di incrementare la partecipazione a nuove e pericolose missioni in Somalia, Corno d’Africa e Repubblica Centrafricana, oltre al recente supporto garantito alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti impegnata nella guerra contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria. E’ naturale che i pretesti necessari non mancano. Lo Stato Islamico minaccia:

"I mujaheddin proseguiranno finché non raggiungeranno Roma". Per la propaganda jihadista Roma è il luogo simbolo dell’Occidente cristiano’

Della coalizione sono entrati a far parte tutti i paesi arabi del golfo Persico, 7 paesi membri dell’UE (comprese la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l’Italia), ma anche l’Australia e la Nuova Zelanda. Gli alleati colpiscono le posizioni dell’ISIS, sperando nella disfatta dei militanti islamisti. Pero’, distruggendo vari obiettivi tattici, i missili non risolvono l’obiettivo strategico. L’ISIS sta rafforzando il suo potere nei territori che controlla. Ha formato il consiglio dei ministri, i tribunali, ha creato la propria bandiera, ha riliasciato ai cittadini i passaporti. Lo Stato Islamico si propone inoltre di mettere in circolazione la propria moneta.

Capendo i difetti della sua strategia irachena, il presidente Obama ricorre ad un nuovo metodo il cui obiettivo consiste nell’organizzare resistenza armata all’ISIS nelle regioni sunnite.

Chiamando i sunniti a prendere parte alla lotta contro lo Stato Islamico, Obama vuole annientare i suoi nemici con le mani altrui.

Non e’ certo un compito facile, tenendo presente che per lo Stato Islamico stanno combattendo piu’ di 13 mila militanti reclutati in 80 paesi del mondo.

Ma il problema centrale e’ questo: come si spiega il perche’ dell’allargarsi dell’attuale caos e dell’incessante moltiplicarsi dei conflitti al mondo?

Il capo della diplomazia russa Serghei Lavrov, intervendo il 19 novembre davanti ai parlamentari, ha fatto capire che le guerre e i conflitti alimentati dall’Occidente in tutto il mondo, sono il risultato di un nuovo ordine mondiale policentrico in via di formazione.

"Ai nostri occhi sta nascendo una visione del mondo fondamentalmente diversa da quella di prima. E’ un processo complesso. Un cambiamento di epoche viene accompagnato di regola da un concatenarsi di conflitti intensi di carattere locale, se non dagli scontri globali", - ha rilevato Lavrov.

Stando alle sue parole, la Russia abbia sempre sostenuto la positiva agenda di integrazione volta allo sviluppo dei rapporti tra vari stati anziche’ la loro separazione.

"Purtroppo, questa linea costruttiva va a scontrarsi con gli incessanti tentativi degli USA e i loro alleati mirati a dividire e dominare, a spingersi piu’ avanti nei loro approcci unilaterali, a ricucire il mondo a seconda delle loro politiche congiunturali", - ha ribadito il ministro degli esteri russo.

Pero’ nonostante questa contropposizione, la Russa ha tutte le potenzialita’ per consolidare le sue posizioni in veste di uno dei centri del nuovo sistema multipolare, e’ quanto ha detto Lavrov.

Ne consegue, fra l’atltro, che l’Occidente non possa pretendere di essere la guida morale del mondo, in quanto pensa in termini di guerra, costantemente provocando guerre di tutti contro tutti.

E’ un fatto sorprendente, ma nell’arco degli ultimi 300 anni, non avendo motivi visibili per conflitti, gli italiani e i russi hanno incrociato le armi ben 5 volte. Una volta in Italia nel 1799 durante la campagna italiana del generale Suvorov contro le truppe napoleoniche e 4 volte in Russia. Nel 1812 le truppe piemontesi e napoletane presero parte alla marcia di Napoleone su Mosca. Il Regno di Sardegna con un corpo di spedizione partecipo’ alla guerra della coalizione occidentale in Crimea negli anni 1854-1855, nell’agosto 1918, all’interno di una spedizione Alleata, un contingente militare italiano fu inviato nella Russia Settentrionale per contrastare i russi bolscevichi e nel corso della seconda guerra mondiale l’Italia di Mussolini fu uno degli alleati principali della Germania hitleriana.

Da quei tempi tant’acqua e’ passata sotto i ponti. Ed ecco che sugli schermi italiani riappare in prima persona il mitico Duce che “ha sempre ragione”.

Pare che oggi l’Occidente semplicemente non abbia piu’ niente di positivo e costruttivo da dire all’umanita’.

Come ha notato in maniera caustica ma precisa lo scrtittore americano Henry Miller, riferendosi a quello che e’ il nocciolo e una colonna portante dell’ideologia occidentale, «il cieco guida l’altro cieco. E questo si chiama democrazia».

Ma se il cieco guida il cieco, l’uno e l’altro cadono nella fossa. Dio, ce ne guardi.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

domenica 16 novembre 2014

Alle nuove vie della seta ormai va il vento della fortuna

© Foto: AP/Kim Kyung-Hoon

Pare che questo trend si concretizzi ormai in qualcosa di più di una semplice speranza. Dopo il successo del vertice Apec (l’Asia Pacific Economic Cooperation che raggruppa i leader delle 21 economie che si affacciano sul Pacifico e altri 17 leader regionali) svoltosi in Cina con la partecipazione della Russia, all’orizzonte e’ venuto a profilarsi un nuovo promettente progetto legato al futuro economico eurasiatico. Sto parlando delle “ nuove Vie della Seta”, ma anche di un nuovo concetto di fare business nel cuore dell'Eurasia, con il sostegno dell'Unione eurasiatica economica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Armenia), che prende il via il primo gennaio 2015.

Al fine di silurare il progetto del secolo, Obama ha fatto riunire i rappresentanti di 12 paesi presso l'ambasciata americana a Pechino, tentando di assicurare il loro supporto all’idea alternativa di una zona di libero scambio regionale, la Trans Pacific Partnership (Tpp), che include né la Russia né la Cina.

Alla fine, pero’, i paesi Apec hanno approvato la zona di libero scambio sostenuta da Pechino pronta ad investire circa 140 miliardi dollari in vari progetti di ampio respiro.

La strategia è quella di creare un mercato che unisce i 3 miliardi di persone e copre il territorio dal Mar Baltico al sud-est asiatico.

Essendo il ponte principale tra l'Asia e l'Europa, la Russia è una delle regioni chiave della nuova rete. Non a caso, il sostegno della Russia di Putin è stato decisivo per la vittoria delle "Vie della Seta" (ferrovie ad alta velocità, oleodotti, porti). Il progetto e’ chiamato a collegare, ad un livello d’interazione qualitativamente nuovo, la Cina, la Russia e gli altri paesi dell'Europa occidentale e del Mediterraneo con un apposito terminale a Venezia.

Grazie ad un nuovo accordo energetico firmato a Pechino la Siberia si prendera’ l’impegno di fornire per la prima volta più gas alla Cina che in Europa, assicurando in tal modo la competitività delle economie dell’Asia-Pacifico.

E come Mosca vede nuovi approcci alla cooperazione economica a livello europeo e, in senso più ampio, – sul mercato eurasiatico, con il sostegno del neonato Unione eurasiatica? Ad esprimere la sua opinione su questo importante aspetto e’ stato uno dei protagonisti della Russia di oggi, ossia Igor Sechin, presidente di Rosneft - la più grande compagnia petrolifera al mondo.

Il suo punto di vista è stato reso di dominio pubblico alla fine di ottobre a Verona durante il III Forum eurasiatico, Innovazione e Internazionalizzazione, che sin dall’inizio rimane l’unico appuntamento di incontro e confronto fra rappresentanti del mondo istituzionale, politico ed economico di Italia, Russia, Kazakistan e Armenia, nonche’ di Ucraina cui si sono aggiunti quest'anno Azerbaigian e Cina. Il Forum eurasiatico è diventato una sorta di preludio al vertice APEC, in cui il signor Sechin evidentemente non è venuto a mani vuote. Il Forum eurasiatico si e’ svolto con l’auspicio di sopprimere le sanzioni occidentali contro Mosca, che si trovano in netto contrasto anche con lo spirito delle nuove “Vie della Seta”.

Partendo dall’idea fondamentale che la cooperazione tra la Russia e l'Europa ha i suoi vantaggi naturali e che la Russia per l'Europa è in primo luogo la fonte più vicina di energia e di altre risorse naturali, Sechin ha ricordato ai presenti alcuni fatti importanti:

Le forniture di petrolio russo verso l'Europa lo scorso anno sono stati pari a 178 milioni di tonnellate. E’ quasi il 38% del totale delle importazioni nette europei. La Russia fornisce inoltre all'Europa circa 35 milioni di tonnellate di gasolio, che è l'85% delle importazioni di questo tipo di carburante. Sechin ha avvertito i rappresentanti delle imprese europee che "l'introduzione di sanzioni contro il petrolio russo potrebbe peggiorare la condizione delle raffinerie europee e portare alla chiusura di molti di essi”. A questo punto, è il momento di passare a nuove forme di collaborazione e di cooperazione nel settore dell'energia. E queste forme sono collegate all'approccio integrato nel settore dell'energia. In questo caso si tratta della sicurezza energetica, del collegamento reciproco degli interessi dei fornitori e consumatori. In economia, e’ largamente noto il concetto "Vento in poppa" che deve garantire una crescita rapida. ‘Vento della fortuna per la nostra cooperazione, secondo il presidente di Rosneft - vuol dire le sinergie naturali che collegano la nostre economie, le nostre potenzialita’ e il nostro business’.

“Abbiamo creduto nella Russia piu’ di 50 anni fa, anzi, 60 anni, e continiamo a crederci”. Cosi’ ha parlato al Forum di Verona Paolo Clerici, presidente e amministratore delegato di Coeclerici S.p.A. che ha avuto l’esclusiva del carbone russo per oltre 30 anni. “Fra l’altro, quest’anno festeggiamo i primi cinquant’anni del nostro primo ufficio a Mosca. La nostra azienda si propone di raddoppiare la produzione con investimenti di circa 100 milioni di dollari. Le sanzioni non risolvono i problemi politici, anzi, aggravano i problemi economici.”

A confermarlo sono le ultime statistiche:

L’embargo russo, conseguenza delle sanzioni decise dall’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa, ha colpito il Made in Italy, che in meno di un mese, fra agosto e settembre, ha perso il 16,4%, pari a 33 milioni di euro.

L’agroalimentare e’ il settore piu’ colpito: -63% le esportazioni agricole, -12% il calo degli alimentari (fonte Coldiretti).

In proiezione, le perdite nell’arco dei 12 mesi potrebbero arrivare a 200 milioni di euro. Il Made in Italy agroalimentare viene sostituito con produzioni locali? Talvolta anche a rischio in Italian sounding, con richiami cioe’ a veri prodotti italiani.

Il comparto lattiero caseario ha registrato un aumento delle produzioni nella zona degli Urali Centrali del 20%, mentre sono in fase di realizzazione nuovi casefici, con investimenti di 2 milioni di rubli nella regione Sverdlovsk per formaggi a pasta dura, a pasta molle e mozzarella.

I settori piu’ penalizzati sono ortofrutta, che nel 2013 ha esportato per 72 milioni di euro, le carni (61 milioni), latte, formaggi e derivati (45 milioni). Solo le due grandi Dop casearie, Grana Padano e Parmigiano-Reggiano hanno perso 15 milioni.

Risultano ampiamente insufficienti i 344 milioni di euro finora stanziati a livello comunitario per sostenere la crisi nell’ortofrutta e nel lattiero caseario.

Il Made in Italy soffre anche nel comparto tessile (-24,8%), mezzi di trasporto (-50,1%), mobili (-17,8%), farmaceutici (-32,3%), apparecchi elettrici (-15,9%).

“I paesi dell'UE potrebbero perdere circa un trilione di euro, se porteranno avanti la politica delle sanzioni contro la Russia, lo ha detto consigliere del presidente russo, Sergei Glasiev. Nel contempo Washington ha definito le sanzioni contro Mosca ‘non efficienti”.

Romano Prodi non appoggia le sanzioni dell'Unione europea contro la Russia. Pochi giorni fa, le ha definite "suicidio collettivo”.

Ma c'è qualche alternativa ragionevole a questo scenario triste del suicidio collettivo d'Europa?

Sembra che un tale scenario esista. Ed è che l'Europa dovrebbe tornare ad essere ragionevole e a farsi trainare la sua nave coi venti prosperi dell’integrazione eurasiatica. In caso contrario, l'Unione Europea in tandem con gli Stati Uniti non potranno fare altro che trovarsi veramente con un pugno di mosche "sulle coste impoverite dell'Oceano Atlantico."

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia

giovedì 22 maggio 2014

Lo sguardo della Russia sull’Europa

Il tavolo dei relatori (Foto: Evgeny Utkin)

Dalla crisi ucraina ai rapporti con Bruxelles, fino al maxi accordo firmato con la Cina. Tutta l’attualità in un convegno a Milano, dove l’ambasciatore russo in Italia ha dichiarato: “Il nostro paese senza l’Europa non può esistere”

“La Russia senza Europa non può esistere, come non esiste l’Europa senza la Russia”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore russo in Italia, Sergei Razov, che a Milano ha partecipato al convegno “Europa e Russia nel XXI secolo”, svoltosi all’indomani della firma del megacontratto tra Russia e Cina per la fornitura di gas russo oltre la Muraglia. E a parlare all’incontro è stato l'ambasciatore della Federazione Russa in Italia. In passato ambasciatore anche a Pechino. Dopo il saluto del professor Lorenzo Ornaghi, presidente dell'Aseri, e del professor Guido Merzoni, preside della facoltà di scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno sottolineato la cooperazione tra le loro università e il MGIMO di Mosca, il professor Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell'Aseri, ha rimarcato che “l’aquila russa è come un Giano bifronte, e quindi guarda sia a Est che a Ovest”. Esempio di ciò sono i rapporti tra Mosca e Pechino e tra Mosca e Bruxelles, anche se “la crisi ucraina divide il governo russo dal governo italiano e dall’unione dei governi europei”. Per spiegare meglio queste condivisioni, ha parlato l’ambasciatore Razov, secondo il quale la Russia con Europa “in ogni situazione cerca un dialogo amichevole”.

Il capo della diplomazia russa in Italia non ha preparato il suo discorso: “sarebbe stato noioso”, ha detto, ma ha preferito rispondere a braccio alle domande degli accademici e degli studenti. Chiaramente l’attenzione della platea non poteva non concentrarsi sulla crisi ucraina, e su come potrebbe evolversi. “Ci sono persone convinte che sia tornata la guerra fredda, altre che dicono che non sia mai finita. Ma ogni conflitto, anche con scenari militari, prima o poi (si spera prima) finisce con la pace”.

La situazione creata in Ucraina “non è virus casuale, ma ha seguito una sua logica”. “Negli ultimi anni, in politica internazionale, si è verificato un deficit di credibilità e fiducia”. Negli ultimi anni si sono create le condizioni per “un'erosione del diritto internazionale: in tanti pensano che oggi prevalga il diritto di forza invece che la forza del diritto”. Ad esempio dopo 15 anni di bombardamenti in Jugoslavia ci si dimentica che sotto quelle bombe sono rimasti uccisi più civili che durante gli eventi che hanno portato a quegli stessi bombardamenti.

E con l’Ucraina, malgrado tutti accusino la Russia, “le radici della crisi vanno cercate nella stessa Ucraina: nel nuovo governo 5 membri sono di estrema destra, persone a cui i politici europei solo qualche mese fa non avrebbero stretto la mano in segno di saluto”. La Russia ha mantenuto tutti gli accordi internazionali per risolvere pacificamente la crisi; il presidente russo Vladimir Putin ha detto che sarebbe bastato non fare il referendum a Donetsk, ma la gente ucraina ha scelto così, “dimostrando di non essere al guinzaglio del Cremlino”, come si dice. Anche le elezioni vanno nella giusta direzione, ma sono comunque strane, coi miliziani che nel sud Est usano le armi contro la gente civile. Quindi è molto difficile che a Kiev si tengano elezioni democratiche. Ma per risolvere la crisi, bisogna tenere aperto il dialogo con tutta la popolazione, da est a ovest, e cercare di trovare dei compromessi.

Inevitabili le domande sugli accordi con la Cina e sul vettore russo che si è spostato completamente verso l’estremo oriente. “L’accordo è importantissimo, ma non è stato siglato come effetto della crisi ucraina o come risposta alle minacce americane di portare lo shale gas a stelle e strisce in Europa - ha detto Razov -. Era un accordo preparato da tempo, frutto di anni di negoziazioni”. Ma non significa che la porta europea sia chiusa. Vladimir Putin nel 2000 ha detto: “Le radici della nostra civiltà sono in Europa”. E questo non è cambiato.

L’Europa d’altronde è il primo partner commerciale della Russia, con un interscambio pari a 420 miliardi di dollari (88 miliardi di dollari quello con la Cina). Anche l’Italia è un partner importante per la Federazione. Il quarto, più precisamente. Con scambi commerciali di 54 miliardi di dollari, e con un crescita notevole (+18% nell’ultimo anno). Sarebbe quindi davvero peccato interrompere questi rapporti creati da così tanto tempo.

Evgenij Utkin - Russia Oggi