lunedì 24 novembre 2014

Quando il cieco porta la bandiera…

© Photo: AP/Vadim Ghirda

Quando il cieco porta la bandiera, guai a chi viene dietro. Mi e’ tornato spontaneo in mente questo proverbio, leggendo alcuni giorni fa l’articolo pubblicato sul terzo quotidiano italiano per diffusione, Il Sole 24, con un titolo veramente preoccupante: “M5S attacca il ministro Pinotti: «Inviando 4 Tornado ci trascina in guerra».

Essendomi addentrato nel testo, ho letto:

“Il ministro Pinotti ci ha trascinato in guerra». Questa è l'accusa che M5S lancia contro il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per aver «dato il via libera all'invio di quattro cacciabombardieri Tornado e di un numero imprecisato di controcarri Folgore per partecipare alle operazioni della coalizione internazionale anti-Isis in Iraq e in Siria, bypassando completamente l'opportuna autorizzazione delle Camere. Una missione a rate, di cui il Parlamento e i cittadini sono del tutto all'oscuro». Per i deputati M5S della commissione Difesa, l'Italia così «entra praticamente in guerra».

Ma ogni guerra, aggiungerei, e’ sempre un impero di incertezze. Quanto al bypassare l’approvazione da parte del parlamento nazionale non posso fare a meno di ricordare l’aforisma di Marenco Oreste che ebbe a dire:

«Bello vivere in un Paese ove vigono liberta’ e democrazia. Cio’ permette ai cittadini di criticare liberamente i politici e permette ai politici d’altrettanto liberamente fregarsene». Gli fa eco lo scrittore e filosofo colombiano Gomes Davila col suo detto che ‘ la democrazia costituisce il totalitarismo con attrezzi liberali”.

Fatte queste due brevi osservazioni a proposito, continuaiamo a leggere l’articolo.

“I deputati pentastellati della commissione Difesa hanno sottolineato che «l'unica risoluzione approvata dall'Italia risale al 20 agosto e tratta il mero invio di armamenti leggeri, ovvero mitragliatrici kalashnikov e munizionamento, il che esclude l'implementazione di un'autentica missione. Ma a quanto sembra, il ministro Pinotti non solo non sembra curarsene, ma sceglie tempistiche del tutto imbarazzanti per l'invio dei `Tornado´, scattato proprio all'indomani delle commemorazioni della strage di Nassiriya».

Ecco, la strage di Nassiriya.

Ricordero’ a chi abbia dimenticato:

Sono passati esattamente 11 anni dalla strage di Nassiriya, il più grave attacco alle truppe italiane dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Diciannove morti italiani, tra civili e militari, e 9 morti iracheni.

Era il 12 novembre 2003 – ore 8.40 italiane, 10.40 a Nassiriya, città irachena a maggioranza sciita e capoluogo della provincia di Dhi-Qar - il giorno in cui la guerra entrò di nuovo nelle case degli italiani. Un tremendo attentato, compiuto con un camion e un'auto imbottiti di esplosivo, devastò la base italiana Maestrale a Nassiriya e portò la morte tra i militari impegnati nell'operazione Antica Babilonia.

Volgiamo la pagina.

«Ad oggi, ricorda M5S, «la missione è composta da circa 400 uomini, 4 Tornado, 2 Predator e un numero imprecisato di armi e controcarro. Ovvero numericamente la quarta missione con uomini in teatro dopo Afghanistan, Libano e Kosovo. Siamo praticamente in guerra - è l'accusa - trascinati dal silenzio di un ministro che sembra agire al di sopra delle parti e dei principi costituzionali, chissà dietro quale garanzia. Chiediamo che il governo venga a riferire quanto prima in aula, affinché le Camere e tutte le forze parlamentari siano informate sul tipo di coinvolgimento del nostro Paese all'interno della coalizione anti-Isis».

Una specie di sintesi, ce lo offre un lettore col suo breve commento che segue:

«E' incredibile. Abbiamo un Paese in rovina economica e si spendono soldi per missioni militari al di fuori dei nostri confini.»

In relazione alla grave crisi economica nazionale e internazionale sono in molti infatti a chiedersi se sia ancora necessario sostenere le missioni dei soldati italiani all’estero. Nord Africa, Medio Oriente, Asia e Balcani. Sono 35 le operazioni militari nel mondo che vedono impegnate le forze armate d’Italia. Le missioni vengono a costare agli italianai molte centinaia di milioni di euro. C’e’ da ricordarsi quanto detto dall’imparagonabile George Bernard Shaw: «La democrazia e’ un palloncino che passa sopra le vostre teste, facendovi guardarlo a bocca aperta, mentre altri frugano nelle vostre tasche».

Tuttavia l’Italia non fa marcia dietro (Italiani brava gente!) e anzi ha accettato di partecipare o di incrementare la partecipazione a nuove e pericolose missioni in Somalia, Corno d’Africa e Repubblica Centrafricana, oltre al recente supporto garantito alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti impegnata nella guerra contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria. E’ naturale che i pretesti necessari non mancano. Lo Stato Islamico minaccia:

"I mujaheddin proseguiranno finché non raggiungeranno Roma". Per la propaganda jihadista Roma è il luogo simbolo dell’Occidente cristiano’

Della coalizione sono entrati a far parte tutti i paesi arabi del golfo Persico, 7 paesi membri dell’UE (comprese la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l’Italia), ma anche l’Australia e la Nuova Zelanda. Gli alleati colpiscono le posizioni dell’ISIS, sperando nella disfatta dei militanti islamisti. Pero’, distruggendo vari obiettivi tattici, i missili non risolvono l’obiettivo strategico. L’ISIS sta rafforzando il suo potere nei territori che controlla. Ha formato il consiglio dei ministri, i tribunali, ha creato la propria bandiera, ha riliasciato ai cittadini i passaporti. Lo Stato Islamico si propone inoltre di mettere in circolazione la propria moneta.

Capendo i difetti della sua strategia irachena, il presidente Obama ricorre ad un nuovo metodo il cui obiettivo consiste nell’organizzare resistenza armata all’ISIS nelle regioni sunnite.

Chiamando i sunniti a prendere parte alla lotta contro lo Stato Islamico, Obama vuole annientare i suoi nemici con le mani altrui.

Non e’ certo un compito facile, tenendo presente che per lo Stato Islamico stanno combattendo piu’ di 13 mila militanti reclutati in 80 paesi del mondo.

Ma il problema centrale e’ questo: come si spiega il perche’ dell’allargarsi dell’attuale caos e dell’incessante moltiplicarsi dei conflitti al mondo?

Il capo della diplomazia russa Serghei Lavrov, intervendo il 19 novembre davanti ai parlamentari, ha fatto capire che le guerre e i conflitti alimentati dall’Occidente in tutto il mondo, sono il risultato di un nuovo ordine mondiale policentrico in via di formazione.

"Ai nostri occhi sta nascendo una visione del mondo fondamentalmente diversa da quella di prima. E’ un processo complesso. Un cambiamento di epoche viene accompagnato di regola da un concatenarsi di conflitti intensi di carattere locale, se non dagli scontri globali", - ha rilevato Lavrov.

Stando alle sue parole, la Russia abbia sempre sostenuto la positiva agenda di integrazione volta allo sviluppo dei rapporti tra vari stati anziche’ la loro separazione.

"Purtroppo, questa linea costruttiva va a scontrarsi con gli incessanti tentativi degli USA e i loro alleati mirati a dividire e dominare, a spingersi piu’ avanti nei loro approcci unilaterali, a ricucire il mondo a seconda delle loro politiche congiunturali", - ha ribadito il ministro degli esteri russo.

Pero’ nonostante questa contropposizione, la Russa ha tutte le potenzialita’ per consolidare le sue posizioni in veste di uno dei centri del nuovo sistema multipolare, e’ quanto ha detto Lavrov.

Ne consegue, fra l’atltro, che l’Occidente non possa pretendere di essere la guida morale del mondo, in quanto pensa in termini di guerra, costantemente provocando guerre di tutti contro tutti.

E’ un fatto sorprendente, ma nell’arco degli ultimi 300 anni, non avendo motivi visibili per conflitti, gli italiani e i russi hanno incrociato le armi ben 5 volte. Una volta in Italia nel 1799 durante la campagna italiana del generale Suvorov contro le truppe napoleoniche e 4 volte in Russia. Nel 1812 le truppe piemontesi e napoletane presero parte alla marcia di Napoleone su Mosca. Il Regno di Sardegna con un corpo di spedizione partecipo’ alla guerra della coalizione occidentale in Crimea negli anni 1854-1855, nell’agosto 1918, all’interno di una spedizione Alleata, un contingente militare italiano fu inviato nella Russia Settentrionale per contrastare i russi bolscevichi e nel corso della seconda guerra mondiale l’Italia di Mussolini fu uno degli alleati principali della Germania hitleriana.

Da quei tempi tant’acqua e’ passata sotto i ponti. Ed ecco che sugli schermi italiani riappare in prima persona il mitico Duce che “ha sempre ragione”.

Pare che oggi l’Occidente semplicemente non abbia piu’ niente di positivo e costruttivo da dire all’umanita’.

Come ha notato in maniera caustica ma precisa lo scrtittore americano Henry Miller, riferendosi a quello che e’ il nocciolo e una colonna portante dell’ideologia occidentale, «il cieco guida l’altro cieco. E questo si chiama democrazia».

Ma se il cieco guida il cieco, l’uno e l’altro cadono nella fossa. Dio, ce ne guardi.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia