venerdì 2 maggio 2014

I nazisti protetti dalla Casa Bianca: gli obiettivi strategici degli USA non sono cambiati (video)

La serena tolleranza di Washington nei confronti dei movimenti nazionalisti in Ucraina ha radici storiche profonde. Negli USA non nascondono che dopo la guerra hanno dato rifugio a numerosi criminali di guerra, tra i quali anche alcuni traditori ucraini. In Europa, i nazisti venivano processati, mentre oltreoceano occupavano cariche altolocate nelle strutture del Ministero della Difesa e persino dello spionaggio.

E’ il caso di Mykola Lebed’, aiutante di Stepan Bandera, abitante alla periferia di New York. Questa persona, che incitava a “sterminare i polacchi dal primo all’ultimo, compresi vecchi e bambini”, che programmava le spedizioni punitive dei nazionalisti ucraini, ha avuto dapprima il permesso di soggiorno e poi la cittadinanza degli USA. Dal 1949 Mykola Lebed’ ha lavorato alla CIA.

Nei documenti dissecretati dei servizi speciali viene descritto come collaboratore inestimabile. Secondo le stime del ricercatore Russ Bellant, dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno accolto migliaia di nazisti ed ultranazionalisti dall’Europa Orientale. “Tutta la rete impiegata dai tedeschi per combattere contro l’URSS è stata completamente assorbita dagli USA. Gli americani non hanno toccato le organizzazioni nazionalistiche e le hanno utilizzate per svolgere operazioni segrete ed attività sovversive in Unione Sovietica”, — spiega Bellant, autore del libro “Vecchi nazisti, nuova destra e Partito Repubblicano”.

Addirittura, alcuni generali della sbaragliata Wehrmacht furono assunti al Pentagono. Il campo di attività dei nazisti era un po’ più semplice. Jaroslav Stec’ko, originario di Ternopoli, numero due dopo Bandera, ideologo dello sterminio degli ebrei in Ucraina, in America coordinava le attività dei sedicenti “comitati dei popoli assoggettati”, riuniti in un cosiddetto “blocco antibolscevico”. Ne facevano parte i rappresentanti dei gruppi nazionalisti radicali provenienti dai Paesi baltici, dall’Ungheria, dalla Croazia e, ovviamente, dall’Ucraina.

Alla periferia di Detroit ha preso dimora uno dei maggiori nuclei della rete di collaborazionisti e nazionalisti ucraini che avevano cooperato con le armate hitleriane. L’allora candidato alla presidenza George Bush Sr., nel 1988 stringeva la mano ai loro capi, avendo bisogno del loro sostegno, dei loro voti e dei loro soldi. Per inciso, pochi anni prima era stato direttore della CIA. Testualmente, a fine anni ’80 disse: “non è questione di propaganda, ma di convinzioni. Questa è la settimana dei popoli schiavizzati. Io rispetto quanti non dimenticano le proprie radici e vanno fieri delle loro origini etniche”.

Quell’incontro ebbe luogo presso il centro culturale ucraino, che oggi prevalentemente viene affittato per banchetti. Nel frattempo, grazie alla loro opera di spionaggio, i nazionalisti ucraini hanno acquisito appoggi a Washington. Russ Bellant afferma che in onore di Stec’ko, il vice di Bandera, alla Casa Bianca fu organizzato addirittura un ricevimento ufficiale. Le aderenze dei radicali con l’establishment statunitense sono ben salde a tutt’oggi.

“Negli anni ’90 alcuni nazionalisti partirono alla volta del paese natio, — spiega Bellant, — come, ad esempio Roman Zvaryč, che addirittura divenne ministro della giustizia d’Ucraina nel 2005; molti però restarono negli USA, dove hanno famiglia, e continuano a lavorare e a promuovere un’agenda di aggressione: vogliono ancora ridurre a zero l’influenza della Russia in Ucraina, nonostante che vi abitino molti russi”.

Non è sorprendente che le strutture neonaziste “Settore di Destra” e il Partito “Svoboda” abbiano occupato con tanta facilità i posti di comando nello spionaggio e nei ministeri ucraini, soprattutto militari (Difesa, Interni, ecc.). Col pieno sostegno degli USA. Gli obiettivi strategici non sono cambiati.

Fonte: Russia 24

Autore: Aleksandr Christenko

Traduttore: Mark Bernardini

Speaker: Mark Bernardini