giovedì 22 maggio 2014

Lo sguardo della Russia sull’Europa

Il tavolo dei relatori (Foto: Evgeny Utkin)

Dalla crisi ucraina ai rapporti con Bruxelles, fino al maxi accordo firmato con la Cina. Tutta l’attualità in un convegno a Milano, dove l’ambasciatore russo in Italia ha dichiarato: “Il nostro paese senza l’Europa non può esistere”

“La Russia senza Europa non può esistere, come non esiste l’Europa senza la Russia”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore russo in Italia, Sergei Razov, che a Milano ha partecipato al convegno “Europa e Russia nel XXI secolo”, svoltosi all’indomani della firma del megacontratto tra Russia e Cina per la fornitura di gas russo oltre la Muraglia. E a parlare all’incontro è stato l'ambasciatore della Federazione Russa in Italia. In passato ambasciatore anche a Pechino. Dopo il saluto del professor Lorenzo Ornaghi, presidente dell'Aseri, e del professor Guido Merzoni, preside della facoltà di scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno sottolineato la cooperazione tra le loro università e il MGIMO di Mosca, il professor Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell'Aseri, ha rimarcato che “l’aquila russa è come un Giano bifronte, e quindi guarda sia a Est che a Ovest”. Esempio di ciò sono i rapporti tra Mosca e Pechino e tra Mosca e Bruxelles, anche se “la crisi ucraina divide il governo russo dal governo italiano e dall’unione dei governi europei”. Per spiegare meglio queste condivisioni, ha parlato l’ambasciatore Razov, secondo il quale la Russia con Europa “in ogni situazione cerca un dialogo amichevole”.

Il capo della diplomazia russa in Italia non ha preparato il suo discorso: “sarebbe stato noioso”, ha detto, ma ha preferito rispondere a braccio alle domande degli accademici e degli studenti. Chiaramente l’attenzione della platea non poteva non concentrarsi sulla crisi ucraina, e su come potrebbe evolversi. “Ci sono persone convinte che sia tornata la guerra fredda, altre che dicono che non sia mai finita. Ma ogni conflitto, anche con scenari militari, prima o poi (si spera prima) finisce con la pace”.

La situazione creata in Ucraina “non è virus casuale, ma ha seguito una sua logica”. “Negli ultimi anni, in politica internazionale, si è verificato un deficit di credibilità e fiducia”. Negli ultimi anni si sono create le condizioni per “un'erosione del diritto internazionale: in tanti pensano che oggi prevalga il diritto di forza invece che la forza del diritto”. Ad esempio dopo 15 anni di bombardamenti in Jugoslavia ci si dimentica che sotto quelle bombe sono rimasti uccisi più civili che durante gli eventi che hanno portato a quegli stessi bombardamenti.

E con l’Ucraina, malgrado tutti accusino la Russia, “le radici della crisi vanno cercate nella stessa Ucraina: nel nuovo governo 5 membri sono di estrema destra, persone a cui i politici europei solo qualche mese fa non avrebbero stretto la mano in segno di saluto”. La Russia ha mantenuto tutti gli accordi internazionali per risolvere pacificamente la crisi; il presidente russo Vladimir Putin ha detto che sarebbe bastato non fare il referendum a Donetsk, ma la gente ucraina ha scelto così, “dimostrando di non essere al guinzaglio del Cremlino”, come si dice. Anche le elezioni vanno nella giusta direzione, ma sono comunque strane, coi miliziani che nel sud Est usano le armi contro la gente civile. Quindi è molto difficile che a Kiev si tengano elezioni democratiche. Ma per risolvere la crisi, bisogna tenere aperto il dialogo con tutta la popolazione, da est a ovest, e cercare di trovare dei compromessi.

Inevitabili le domande sugli accordi con la Cina e sul vettore russo che si è spostato completamente verso l’estremo oriente. “L’accordo è importantissimo, ma non è stato siglato come effetto della crisi ucraina o come risposta alle minacce americane di portare lo shale gas a stelle e strisce in Europa - ha detto Razov -. Era un accordo preparato da tempo, frutto di anni di negoziazioni”. Ma non significa che la porta europea sia chiusa. Vladimir Putin nel 2000 ha detto: “Le radici della nostra civiltà sono in Europa”. E questo non è cambiato.

L’Europa d’altronde è il primo partner commerciale della Russia, con un interscambio pari a 420 miliardi di dollari (88 miliardi di dollari quello con la Cina). Anche l’Italia è un partner importante per la Federazione. Il quarto, più precisamente. Con scambi commerciali di 54 miliardi di dollari, e con un crescita notevole (+18% nell’ultimo anno). Sarebbe quindi davvero peccato interrompere questi rapporti creati da così tanto tempo.

Evgenij Utkin - Russia Oggi