giovedì 4 dicembre 2014

Io, russo vittima delle sanzioni. Ma a rimetterci sarà l'Italia

Arkadij Rotenberg, il magnate i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili: "Già rimpiazzati i vostri fornitori"

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di suicidio assistito lo abbiamo ripetuto più volte. Ma più il tempo passa e più si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia.

I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese. La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari. Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori». Il magnate russo, i cui interessi spaziano dall'energia agli immobili, dai media allo sport, ha ammesso però di trovarsi di fronte a qualche difficoltà: «Ma siamo pronti ad affrontarle e conosciamo la strada per far crescere le nostre aziende in queste circostanze. Malgrado questo, sono ricorso alla Corte di giustizia europea contro le immotivate limitazioni alla mia persona». L'intento di Rotenberg è scoprire in base a quali conclusioni sia giunta Bruxelles per inserirlo nella black list . «Dopo aver analizzato la situazione, abbiamo scoperto che le principali fonti dell'Unione europea sono state reperite su internet - ha rivelato - Sono segnalate alcune compagnie con le quali non ho alcun rapporto. Credo che l'iter legale sarà lungo, ma nutro speranze».

Rotenberg ha accusato l'Europa di aver violato i suoi diritti decidendo di applicare le sanzioni contro la sua persona. Per questo è convinto che il futuro gli darà ragione. Mi attendo la vittoria morale - ha detto -. Ma se anche avvenisse con un risarcimento, non direi di no. Una cosa è dire siamo spiacenti di averla danneggiata per due o tre anni e un'altra cosa è pagare per il danno. Se la Corte deciderà un risarcimento, spenderò il denaro per un grande progetto in Russia». Rotenberg non ha risparmiato qualche frecciata al nostro Paese, che ha applicato con estremo zelo le direttive di Bruxelles. «Nessun tribunale italiano finora ha stabilito che debba ritirarmi dalle mie attività in Italia. È il cosiddetto blocco amministrativo. Che significa? Per esempio, non posso portare a termine l'acquisto di due immobili perché m'impediscono i trasferimenti bancari con l'Italia. Io dico: prendete i miei soldi, sono qui. Le autorità italiane rispondono: no, non possiamo per via delle sanzioni. Hanno creato loro stessi questa situazione e adesso non sanno che fare».

Quella di Rotenberg è una situazione comune a decine d'imprenditori russi, costretti a bloccare acquisti e vendite con le aziende italiane. In alcuni casi si sfiora addirittura il paradosso: le imprese russe che non pagano i fornitori italiani, già in difficoltà per incassare i propri crediti su altri mercati. Sia chiaro, i russi in questo caso non hanno colpe. Se glielo chiedi ti rispondono semplicemente: sono le sanzioni, bellezza.

Riccardo Pelliccetti - il Giornale