martedì 9 dicembre 2014

La "cachistocrazia europea” ed il "Gambit turco” di Putin

© Photo: South Stream Transport B.V.

La novita’ degli ultimi giorni (e dei giorni da venire) si ritrova alla voce gas che continua a tenere banco.

Il 9 dicembre e’ una data segnata in rosso nell’agenda di ogni osservatore attento. La giornata e’ dedicata alla riunione che vedra’ la partecipazione dei ministri dell’Energia dei paesi attraverso il cui territorio doveva passare “South Stream”. Doveva prima che Mosca, per bocca del presidente Putin nell’incontro del 1 dicembre con l’omologo turco Erdogan, abbia archiviato il megaprogetto di ampio respiro lanciato nel 2006 con un accordo tra il colosso Gazprom e l’ENI. Tant’e vero che la Russia non prendera’ parte alla conferenza EU, non essendovi le condizioni per il rilancio del piano.

Ignorando questa svolta fondamentale, alla vigilia del raduno il premier bulgaro Borisov ha detto di sperare che saranno risolti i problemi relativi alla conformita’ del progetto alle norme del terzo pacchetto energia EU, secondo il quale le società per la fornitura del gas non possono possedere il gasdotto. Ma con questa disposizione non ci sta la Russia assieme al suo colosso energetico "Gazprom". Stufo di vedere gli incessanti tentarivi dell’UE di ridefinire e di riscrivere gli accordi gia’ firmati, il gruppo russo ha deciso di cambiare completamente la sua strategia: "Se l'acquirente non vuole che gli porti il prodotto a casa, allora evidentemente dovrà vestirsi e recarsi di persona al negozio. E d'inverno dovrà vestirsi più pesante", ha dichiarato Aleksey Miller, numero uno di Gazprom, in un'intervista al canale tv "Rossiya 1".

«Gazprom” e’ gia in fase di istituzione di una compagnia (“Gazprom Russkaja”) per convogliare il gas russo verso la Turchia.

La decisione russa ha scatenato un vero e proprio putiferio in Europa. Al tal punto che la lady Pesc Mogherini con altri due commissari si sono recati precipitevolissimevolmente ad Ankara al fine di rafforzare le pressioni sul governo turco, di ottenere la sua adesione alle sanzioni occidentali e di convincere i turchi di non occupare le ex- nicchie europee sul mercato russo di generi alimentari. E con questo? Tutti quanti hanno ricordato il famoso detto scherzoso: «L’Ucraina diventera’ paese membro dell’UE subito dopo la Turchia, e la Turchia non lo diverra’ mai”.

Come aveva detto in precedenza Miller in un’intervista TV, la cancellazione del piano di South Stream ad opera dell’UE” ha semplicemente regalato alla Turchia il rubinetto del gas russo, mentre la Russia ha avuto un nuvo partner strategico in questo business.” La Turchia, anziche’ la Bulgaria, sta diventando nel Sud una centrale chiave di distribuzione (50 miliardi di metri cubi), come lo e’ la Germania nel Nord europeo. E come e’ stata a tutt’oggi l’Ucraina al Centro dell’Europa. Ma ora il suo ruolo di paese di transito sta per ridursi allo zero e Mosca provvedra’ di fornire a Kiev solo i volumi di metano sufficienti per il consumo interno.

Mentre l’Europa gioca alle “sanzioni” con la Federazione Russa”, osservano gli analisti italiani, “le continue tensioni internazionali non implicano solo un problema d’approvvigionamente energetico (la dipendenza dellUE da un’importazione di energia superiore al 50%) ma comportano un problema per tutto il “sistema delle aziende made in Italy che operano nell’offshore e nell’esplorazione.

Sui possibili risvolti della situazione venutasi a creare ho parlato con il dott. Tiberio Graziani, Presidente dell'IsAG - Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista "Geopolitica":

- Tiberio, quale significato attribuisci allo stop di Mosca al progetto South Stream e al gambit turco di Putin? La sua nuova mossa sullo scacchiere internazionale quali cambiamenti geopolitici ha messo in atto?

Lo stop di Mosca al progetto South Stream , a mio avviso, è connesso a due fattori diversi. Il primo rientra nella dialettica emersa tra la Mosca e Bruxelles a causa della questione ucraina e delle sanzioni"occidentali". Si tratta di una risposta forte da parte del Cremilino ai Paesi mebri dell'Unione Europea. Il secondo fattore è invece direttamente collegato al lievitare dei costi del progetto a causa delle indecisioni degli europei.»

Interrompiamo per un attimo l’intervista per focalizzare la vostra attenzione sulle conseguenze dello scontro UE-Russia in atto per l’Italia e l’Europa in generale.

Che le sanzioni contro Mosca siano una sorta di “suicidio assistito’ lo abbiano ripetuto più volte molti analisti. “Ma più il tempo passa e più, annota Il Giornale, si amplificano gli effetti negativi sulla nostra economia”.

“I numeri parlano chiaro, secondo le prime stime la nostra «guerra» a Putin ci costa oltre 2 miliardi di euro e la forbice si sta allargando.

Dopo lo stop di Mosca al progetto South Stream, il gasdotto che bypassa l'Ucraina per raggiungere l'Europa, è arrivata una nuova botta per il nostro Paese.

La Saipem, infatti, cui era stata affidata la realizzazione del tratto marino off shore del gasdotto, avrà oltre un miliardo di ricavi in meno nel 2015. Senza contare la svalutazione del titolo sui mercati azionari.

Ora tornerà sotto i riflettori il Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Europa da Paesi più allineati con Washington, come l'Azerbaigian. Peccato, - prosegue il Giornale, che l'Italia non abbia alcuna partecipazione in questo progetto, di fatto in mano a britannici, francesi, norvegesi, belgi e azeri.

Insomma, a pagare dazio siamo solo noi. O quasi. Certo, anche Mosca non ride. Il ministro delle Finanze russo ha calcolato che il suo Paese potrebbe rimetterci oltre 30 miliardi di euro all'anno. Ma le imprese russe non sono rimaste a guardare e stanno già sostituendo i partner commerciali e puntando su altri mercati. Come ha raccontato all'agenzia russa Interfax Arkadij Rotenberg, il magnate amico di Putin, al quale sono stati congelati i beni in Italia.

«Gli affari ora sono concentrati sul mercato domestico - ha spiegato Rotenberg - Comunque abbiamo trovato subito come rimpiazzare i fornitori».

Proseguiamo con l’intervista al presidente Graziani:

L'accordo tra la Russia e la Turchia sul transito del gas potrebbe "sfidare l'impero anglo-americano e, in ultima analisi, distruggerlo", scrive sulle pagine OpEdNews il columnist Rick Staggenborg. Lo condividi?

Non credo che sia intenzione del Cremlino sfidare "impero anglo-americano". Il presidente Putin, nel sostenere con coerenza e vigore le ragioni della Russia, ha sempre affermato la sua apertura a mantenere canali aperti con l' "Occidente". Putin lo ha anche ribadito nell'ultimo discorso della scorsa settimana. Tra l'altro c' è da dire che "sfidare l'impero anglo-americano" metterebbe la Russia in una posizione di debolezza poiché accetterebbe le regole di un gioco dettate proprio dagli USA e da Bruxelles.

L'accordo tra Ankara e Mosca potrebbe costituire un elemento importante per la ri-definizione di alcune alleanze nel quadrante del vicino e medio oriente, sia sul versante geostrategico (Siria) sia su quello geoeconomico (risorse energetiche).

- E’ giusta l’asserzione che nell’attuale conflitto tra l’Occidente e Mosca Putin e la Russia si presentino nei panni di leader dell’Internazionale Conservatice? Ha ragione Putin quando nel suo recente messaggio alla nazione dice che "Molti paesi europei hanno da tempo dimenticato che cos’e’ l'orgoglio nazionale e la sovranità nazionale per loro e’ il lusso che non possono permettersi."

Non ritengo utile all'analisi ed alla discussione dello stato attuale la dialettica conservazione/progresso. La ritengo fuorviante. Sul piano geopolitico, mi sembra che sia molto più " progressista ", cioè aperto ai nuovi trend multipolaristi la posizione del cosiddetto "conservatore" Putin che quella degli altri leader "occidentali", tesi a "conservare" l'obsoleto sistema unipolare a guida statunitense. Condivido pienamnete il giudizio di Putin riguardo alla perdità di identità dei Paesi europei. I paesi europei hanno progressivamente perso, a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, sia l'orgoglio nazionale, sia il concetto stesso di sovranità ed interesse nazionale. Da qui la loro debolezza culturale e psicologica nei confronto dell'alleato egemone d'Oltreatlantico, e dunque l'asservimento alle politiche di Washington ed alle iniziative del Pentagono.

Tra le nuove parole entrate nei vocabolari italiani c’e’ “cachistocrazia”, cioe’ “il governo dei peggiori”: deriva dal greco kakos, cattivo, o kakistos, peggiore ed il contrario di “aristocrazia” o della parola forse piu’ appropriata oggi “meritocrazia”.

Pare che il problema fondamentale sia questo: ma ce la fara’ la cachistocrazia occidentale ad imparare a trattare alla pari con la Russia, la Turchia ed altri paesi sovrani? Si’ o no? La domanda ora resta aperta. Ma i Russi sanno aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo e non si arrendono mai. Il Gambit turco di Putin ne e’ un’ultima conferma. Ce ne vogliono proprio altre?

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia