venerdì 12 dicembre 2014

L’UE: gigantessa economica un po’ vecchiotta e dalle tendenze politiche sadomasochiste?

© Photo: AP/Peter Endig

Ipse dixit. Occorre “contrastare l’affievolimento dei contatti tra le diverse articolazioni dei nostri due sistemi”, perché “uno dei principali punti di forza dell’Europa di oggi è rapporto tra Italia e Gemania”. Lo ha detto il Presidente della Repubbica, Giorgio Napolitano, parlando a Torino nel corso dell’Italian-German high level dialogues. Il presidente, riferisce l’Agi, ha dichiarato che “la priorità è il contrasto alla disoccupazione”. “Condividiamo che la priorità sia il contrasto alla disoccupazione, soprattutto a quella giovanile”. Il capo dello Stato ha difeso la scelta europea.

Ribadendo che “all’integrazione europea dobbiamo 70 anni di crescita”, Napolitano tuttavia ha riconosciuto: “Ma molte cose sono da migliorare”. “C’è stata dell’inadeguatezza a padroneggiare le implicazioni dell’Euro. Questa è stata responsabilità soprattutto di Italia e Germania, come Stati che hanno dato molto all’integrazione europea ha sottolineato Napolitano. E ancora: “Sono venuti diffondendosi vecchi e nuovi allarmanti focolai di tensione e conflitto e per fare la sua parte l”Europa deve attingere al suo passato”.

Ma davvero l’Italia e la Germania sono punti di forza dell’Unione Europea? E sotto quale ottica? Se, a dirla con le parole del leader leghista Salvini, “in Italia c’è il caos”. E aggiunge: “I nostri ragazzi sono costretti a scappare, in Italia chiudono 120 aziende al giorno anche sotto sua maestà Renzi”. “L’emergenza disoccupazione e immigrazione è un’emergenza nazionale. La priorità è far ripartire il lavoro”.

Tant’è vero che il 12 dicembre è una giornata dello sciopero generale di otto ore, accompagnata da oltre 50 manifestazioni lungo tutto il Paese. Cinquantaquattro per la precisione, divise a carattere regionale (10), provinciale (39) e interprovinciale (5), per chiedere, come si legge nella piattaforma sindacale, a Governo e Parlamento di «cambiare in meglio la legge sul lavoro e la legge di stabilità, rimettendo al centro il lavoro, le politiche industriali e dei settori produttivi fortemente in crisi, la difesa e il rilancio dei settori pubblici e e la creazione di nuova e buona occupazione». Tra i giovani ormai più del 40% sono senza lavoro.

Sarebbero dunque questi i “punti di forza dell’UE” accompagnate dalle urla di Beppe Grillo di far svolgere un referendum per uscire dall’euro.

Vi sono analisti in Italia che tendono ad asserire che la Germania di Merkel è un paese che viva di bluff.

Della polemica che monta con la Cancelliera Angela Merkel da una parte (e le sue interviste accusatorie) e la Francia e l’Italia dall’altra ho parlato con con Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG – Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Direttore della rivista «Geopolitica»:

– Tiberio, condividi la diffusa asserzione che Berlino abbia “approfittato del nuovo sistema della moneta unica, che ha facilitato e non poco la sua economia”. E che gli italiani, che hanno “scelto di sottostare, pur sapendo che all’interno dell’unione stessa, sono una colonna portante. Almeno considerando quello che pagano e che non ricevono in cambio”. Se sei d’accordo, puoi citare un esempio concreto?

La Germania è il paese europeo che beneficia maggiormente della moneta unica. Non dimentichiamo che l’euro è sostanzialmente il marco. Ciò non deve meravigliare affatto, giacché la Repubblica tedesca è la vera locomotiva economica ed industriale dell’Europa continentale. È vero che paesi come l’Italia a fronte di quanto versano nelle casse della UE ricevono ben poco in cambio. A mio avviso dipende dalla debolezza strutturale di Roma, come peraltro anche , ad esempio, di Parigi e di Atene . Una debolezza sistemica che per l’Italia si caratterizza nella distruzione dello stato sociale e della consequente perdita di coesione sociale, cui si aggiunge la scarsa rilevanza in campo internazionale. In merito all’esempio sulla relazione tra la Germania e gli altri paesi dell’Unione, possiamo dire che la decisione politica sulle elargizioni dei fondi strutturali a paesi (come ad esempio la Spagna) per l’ammodernamento delle infrastrutture, è presa da Bruxelles ...ma anche da Berlino. Il fatto, per alcuni aspetti preoccupante e problematico, è che le industrie tedesche sembrano esserne le maggiori beneficiarie...L’Unione Europea soffre evidentemente di uno squilibrio.

– Le regole per il sistema bancario europeo, in teoria, dovrebbero essere uniformi. Cosa che a quanto pare per Berlino non è.... La Repubblica che cita come esempio proprio “i crediti ristrutturati giudicati che in Italia sono considerati ancora crediti deteriorati (quindi fattori negativi) mentre nel momento in cui si trovano a Berlino, cambiano natura e diventano tranquillamente come solvibili e quindi positivi. Anche i derivati (di cui le banche tedesche sono piene) sembrano essere trasformati in strumenti affidabili e credibili, mentre i crediti concessi, quelli che dovrebbero rilanciare l’economia, sono invece ricettacolo di ogni nequizia finanziaria”. Alla Germania, a quanto pare, piace vincere facile…

Sì, alla Germania piace vincere facile... Però dobbiamo anche evidenziare che chi invece detta legge per quanto riguarda gli aspetti finanziari dell’Unione Europea è la Gran Bretagna e il FMI. Negli ultimi tempi la finanziarizzazione dell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea è aumentata fno a diventare un vera e propria patologia che mina i sistemi produttivi dell’eurozona. L’Unione Europea non ha più una vera e propria politica finanziaria.

– Ci interessa la tua reazione alla recente dichiarazione del leader del Carroccio Salvini:

«La Merkel ha ragione quando dice che il governo Renzi non ha fatto un accidente. Che poi sia la Merkel a dovercelo dire, mi da ancora più fastidio. Si incontrano due torti, quello del governo Renzi, e quello dell’Europa. Perché la Merkel ha ripreso un giudizio della Commissione Europea. E se la Commissione cominciasse a farsi gli straffaracci suoi, sarebbe meglio per tutti. Detto questo è vero che il semestre italiano si chiude con il nulla, purtroppo. E non è neanche tutta colpa del governo, perché con questo sistema in Europa c’è poco da fare. Spero se ne sia accorto anche Renzi: ci converrebbe uscirne. Meglio rifondar l’Europa, su basi più omogenee. Perché l’Europa a 28 non ha senso». Tanto più che ancora in lizza «ci sono Albania e Turchia, figurarsi. Serve un’Europa più omogenea e rispettosa del lavoro. A Bruxelles ci sono dei delinquenti»?

Anche io penso che sia giunto il momento di rifondare l’Europa su basi politiche e non di mercato, o peggio ancora su regole dettate dalla finanza globale. I vari populismi che agitano la vita politica e le piazze dei paesi europei costituiscono una spia della quale le attuali leadership ancora stentano a comprenderne la portata politica e storica per il destino stesso della costruzione europea. Su un piano internazionale, il nuovo scenario multipolare che va vieppiù profilandosi su basi grancontinentali, ha bisogno di una nuova Europa coesa, sovrana, svincolata politicamente e militarmente dalle decisioni che vengono prese a Washington o nella City.

– Ancora in relazione alle sanzioni contro la Russia che saranno probabilmente rinnovate perché «l’aria che tira a Bruxelles, dice il leader del Carroccio, non è europea, ma arriva da Oltreoceano». «I maligni dicono che le sanzioni sono lo strumento per velocizzare la firma del TTIP» ossia l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. «Non vorrei che queste decisioni pesassero sulla testa dei nostri imprenditori»...

Le sanzioni contro la Russia si stanno sempre più rivelando un vero e proprio boomerang per l’economia europea. L’accordo di «libero» scambio tra Stati Uniti ed Europa, senza il correttivo del bilanciamento economico, commerciale ed industriale derivante da una stretta partnership tra paesi europei e la Russia e i maggiori paesi dell’Asia, si rivelerà una pericolosa gabbia sia per l’Unione Europea sia per i singoli paesi europei.

– E poi una stoccata ad opera di Salvini su South Stream, a cui Putin ha rinunciato di recente. «Mi spiace che qualcuno non ritenga più strategici investimenti come questo, qualcuno che sta in Italia e a Bruxelles ed evidentemente non a Mosca».

Il fallimento del South Stream è da imputare principalmente alla miopia di Bruxelles, alla incapacità politica dell’intera Unione Europea.

Insomma, vediamo che l’Unione Europea è palesеmente insicura, debole e, direi anche, masochista. C’è chi dice addirittura che gli italiani sono “i più masochisti del Vecchio Continente”. Non so se sia vero o no...

Intanto l’abbronzato presidente Obama ha espresso dubbi sulla necessità di introdurre nuove sanzione contro Mosca, precisando che queste potrebbero causare una frattura nei rapporti tra Washington e l’UE. Un noto giornalista tedesco e biografo della Cancelliera ha di recente scritto che “Obama e Merkel assomigliano piuttosto a due sicari che si trovano nella stessa camera. Non devono parlarsi tra di loro – entrambi sono silenziosi, entrambi sono killers”. Se due personaggi si piacciono reciprocamente, “si misurano”. Chiaro, no? E allora? Dopo il rapporto choc sulle torture CIA vanno etichettati come sadomasochisti? Un ossequio al marchese Donatien Alphonse François De Sade che moriva precisamente 200 anni fa.

Aleksandr Prochorov - La Voce della Russia